Culla vuota in Europa: l’Italia ha le mamme più anziane e tra i tassi di fertilità più bassi
L’Europa si trova nel pieno di un “inverno demografico” che non accenna a sbiadire. Secondo l’ultimo rapporto di Eurostat, pubblicato il 9 marzo 2026, il numero di nuovi nati nel continente continua a scendere vertiginosamente, con l’Italia che si conferma maglia nera per età materna e capacità di ricambio generazionale.
Il calo delle nascite in numeri
Nel corso del 2024, nell’Unione Europea sono nati complessivamente 3,55 milioni di bambini. Si tratta di una flessione netta del 3,3% rispetto ai 3,67 milioni registrati l’anno precedente. Il dato appare ancora più critico se confrontato su scala storica: il tasso di natalità lordo (numero di nati ogni mille abitanti) è crollato a 7,9, una cifra che risulta praticamente dimezzata rispetto ai livelli degli anni ’70, quando si attestava al 16,4.
Il primato dell’Italia: mamme a 32 anni
Un capitolo centrale dell’analisi riguarda l’età media delle donne alla nascita del primo figlio. Se la media comunitaria si attesta sui 29,9 anni, l’Italia si posiziona all’estremo superiore della classifica con un’età media di 31,9 anni. Siamo il Paese in cui si attende di più prima di intraprendere la genitorialità, seguiti a distanza dai paesi dell’Est come la Bulgaria, dove invece si diventa mamme molto prima (26,9 anni).
Questo ritardo nel primo concepimento influisce direttamente sul numero totale di figli per donna. Con un tasso di fecondità fermo a 1,18, l’Italia è stabilmente in coda alla classifica europea, superando solo Malta (1,01), Spagna (1,10), Lituania (1,11) e Polonia (1,14).
Lontani dalla soglia di sostituzione
Il rapporto sottolinea un dato allarmante per la tenuta sociale ed economica del continente: nessuno dei 24 Paesi UE monitorati si avvicina alla soglia di 2,1 figli per donna, il valore considerato indispensabile per mantenere la popolazione costante in assenza di flussi migratori. Anche i paesi più virtuosi, come la Bulgaria (1,72) e la Francia (1,61), restano ben al di sotto di questo obiettivo minimo.
In questo contesto di denatalità interna, cresce costantemente il peso dei nuovi nati da madri nate all’estero, che nel 2024 hanno raggiunto il 24% del totale delle nascite europee.
Un problema strutturale e non solo statistico
La fotografia scattata da Eurostat non descrive solo un fenomeno statistico, ma una crisi di prospettiva. L’età avanzata al primo figlio e il tasso di fertilità ai minimi termini sono sintomi di ostacoli strutturali: precarietà lavorativa, mancanza di servizi per l’infanzia e difficoltà di conciliazione tra carriera e famiglia. Se il trend non dovesse invertirsi, la sostenibilità dei sistemi previdenziali e sanitari europei, e in particolare di quello italiano, sarà messa a durissima prova nei prossimi decenni.

