Quella che doveva essere la "grande bellezza" del litorale torrese rischia di trasformarsi nel simbolo dell’approssimazione urbanistica. Sulla darsena dei…
OPERE PUBBLICHE
9 marzo 2026
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Darsena a Torre Annunziata, rivolta dei cittadini: «Non aprite un parcheggio, vogliamo chioschi e un’area pedonale»
Residenti chiedono il dietrofront: «Basta asfalto e abusivismo, Torre Annunziata merita un’area pedonale vera e non una trappola per auto».
I cittadini di Torre Annunziata non ci stanno. Dopo le recenti denunce giornalistiche sullo stato del cantiere alla darsena dei pescatori, si è sollevato un coro unanime di protesta che punta il dito contro quello che viene definito un “aborto urbanistico”. Il messaggio che arriva dai social, dalle piazze e dai comitati civici è perentorio: «Siete ancora in tempo, fermatevi». La paura è che l’apertura di quel parcheggio da cinquanta posti possa sancire il fallimento definitivo di un rilancio turistico atteso da decenni.
Per anni la darsena è stata terra di nessuno. Un’area di sosta anarchica, spesso finita sotto il controllo dei parcheggiatori abusivi, dove il caos regnava sovrano tra lamiere roventi e scarichi di marmitta a pochi passi dalle barche dei pescatori. I cittadini oggi gridano a gran voce che non vogliono un ritorno al passato mascherato da “riqualificazione”.
«Abbiamo avuto per anni il parcheggio sulla darsena, ora serve una svolta per la vivibilità», si legge in una delle tante segnalazioni giunte in redazione. Il timore è che l’attuale progetto, ereditato dalla gestione commissariata per infiltrazioni camorristiche, non sia altro che la formalizzazione di un vecchio disordine. Trasformare una risorsa panoramica in una “lingua di asfalto” per la sosta a pettine è percepito dalla comunità come uno schiaffo al buon senso e alla sicurezza stradale.
Le critiche tecniche sollevate dai cittadini sono implacabili. La conformazione degli stalli costringerebbe ogni automobilista a manovre azzardate, invadendo la carreggiata principale in un punto dove la visibilità è ridotta e il rischio di collisioni è storicamente elevato. «Quell’area di sosta è qualcosa di scellerato», commenta un residente, sottolineando come il progetto sembri ignorare totalmente le più basilari norme di sicurezza e di ergonomia urbana.
Il paradosso è evidente: si spende denaro pubblico per creare un’infrastruttura che, invece di snellire il traffico, creerà nuovi ingorghi e pericoli, vanificando l’idea stessa di “pista ciclabile” che dovrebbe sorgere a pochi centimetri dalle auto in transito nel parcheggio.
Se è vero che l’attuale giunta si è trovata a gestire un progetto “blindato” dai finanziamenti già erogati, la pressione popolare chiede ora un atto di coraggio politico. Il sindaco Cuccurullo e i suoi assessori sono chiamati a una scelta di campo: assecondare un disegno tecnico figlio di un’epoca buia o ascoltare il grido della città che chiede bellezza e respiro.
L’idea di dirottare la sosta verso l’ex stabilimento Damiano o l’hub portuale non viene più vista come una prospettiva remota, ma come una necessità immediata. La darsena non ha bisogno di altre auto, ha bisogno di vita. I cittadini sognano uno spazio liberato dalle lamiere, dove i bambini possano correre e dove lo street food di qualità possa attrarre turisti, sostituendo il degrado con l’economia della bellezza.
La palla passa ora all’amministrazione. Il cantiere, ancora nel caos tra detriti e assenza di recinzioni, è lo specchio di un’incertezza che non può durare. Torre Annunziata ha già perso troppo tempo: aprire quel parcheggio oggi significherebbe chiudere la porta al futuro della darsena per i prossimi vent’anni.

