L’Italia del Turismo: crescita solida e boom dell’agriturismo grazie al Sud
TURISMO
9 marzo 2026
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L’Italia del Turismo: crescita solida e boom dell’agriturismo grazie al Sud

Nel IV trimestre '25 il comparto agrituristico vola a 1,9 miliardi di valore, trainato dal Mezzogiorno e dalle Isole
Giovanna Salvati

I dati pubblicati dall’Istat delineano un quadro estremamente positivo per il comparto turistico italiano, che chiude l’anno precedente in netta ripresa e apre nuove prospettive di crescita per il settore rurale. La capacità attrattiva del “Brand Italia” si conferma solida, con una domanda internazionale che continua a spingere gli indicatori verso l’alto, compensando le fluttuazioni del mercato domestico.

 

La ripresa del quarto trimestre 2025
Il turismo in Italia ha mostrato una vitalità significativa nell’ultima parte del 2025. Nel quarto trimestre, il settore ha registrato un incremento tendenziale dell’1% negli arrivi, segnando una pronta inversione di rotta dopo la lieve flessione del terzo trimestre (-0,9%). Ancora più marcato è il dato relativo alle presenze, cresciute del 2,9%, consolidando un trend positivo già avviato nei mesi precedenti.

 

Questa crescita è alimentata in modo determinante dai turisti stranieri, le cui presenze sono aumentate del 5,1%, arrivando a rappresentare il 56,5% del totale nazionale. Sebbene gli italiani abbiano mostrato una certa prudenza nel mese di novembre (-9,2%), i recuperi di ottobre (+4,4%) e dicembre (+4,3%) hanno permesso di mantenere un bilancio trimestrale positivo. Gli stranieri, di contro, hanno viaggiato con costanza durante tutto il periodo, con un picco eccezionale proprio a dicembre (+9,2%).

 

Il successo dell’extra-alberghiero e la permanenza media
Analizzando le tipologie ricettive, emerge chiaramente come il mercato stia premiando le strutture alternative ai classici hotel. Se gli alberghi hanno tenuto con un +1,2% delle presenze (grazie esclusivamente alla componente estera), sono gli esercizi extra-alberghieri a volare con un +6,6%. In questo segmento, la crescita è trasversale: +3,2% per gli italiani e un notevole +9,0% per gli stranieri.

 

La permanenza media nelle strutture si è attestata a 2,82 notti, rimanendo sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. Si conferma però il divario tra la durata del viaggio dei cittadini stranieri (3,13 notti) e quella degli italiani (2,50 notti), sintomo di un turismo domestico più orientato al “mordi e fuggi” o ai weekend brevi.

 

L’Agriturismo: un settore da quasi 2 miliardi
Parallelamente ai dati trimestrali sul turismo generale, l’Istat ha fornito un focus dettagliato sul settore agrituristico relativo al 2024. Il comparto gode di ottima salute: il valore economico è cresciuto del 3,3%, raggiungendo la cifra record di 1,93 miliardi di euro. Le aziende attive sul territorio nazionale sono salite a 26.360 (+0,9%), con una crescita particolarmente vivace nel Mezzogiorno (+2,5%) e un vero e proprio boom nelle Isole (+6,1%).

 

Gli agrituristi totali sono stati 4,7 milioni (+4,3% rispetto al 2023). Anche in questo caso, la quota straniera è maggioritaria (54,8%), sebbene la distribuzione territoriale resti molto concentrata: il 72% dei visitatori sceglie ancora le strutture del Centro e del Nord-Est. Un dato interessante riguarda l’evoluzione dell’offerta: le aziende che abbinano alloggio e degustazione sono aumentate del 4,3%, con le Isole che guidano questa trasformazione (+9,8%).

 

Una vocazione rurale diffusa
L’agriturismo non è più una nicchia, ma una realtà che permea il tessuto comunale italiano. Ben 5.030 Comuni (il 63,7% del totale) ospitano almeno una struttura agrituristica, coprendo quasi l’80% della superficie nazionale. La Toscana si conferma la regina del settore: il 98,5% dei suoi comuni è “agrituristico”, seguita a breve distanza dall’Umbria (97,8%) e dalla Provincia autonoma di Bolzano (97,4%).

 

Esistono inoltre dei veri e propri “poli” del turismo rurale: sono 10 i Comuni in Italia che vantano oltre 100 strutture ciascuno. Tra questi spiccano realtà come Montalcino, Montepulciano, San Gimignano e Noto. La densità territoriale è massima nelle aree collinari (11 aziende ogni 100 km²), dove si concentra il 53% delle strutture, seguite dalle zone montane (31%) e dalle pianure (16%).

 

Questi dati confermano che il turismo italiano sta evolvendo verso modelli più sostenibili, legati al territorio e alla qualità dell’accoglienza, fattori che continuano a rendere l’Italia la destinazione preferita dai viaggiatori internazionali anche nei periodi di bassa stagione.