Rapine in banca, la Campania è la terza regione più colpita d’Italia
Mentre il sistema bancario italiano prova a blindarsi dietro tecnologie sempre più sofisticate, i dati sulla sicurezza anticrimine restituiscono una fotografia a tinte fosche per il Mezzogiorno. Secondo l’ultima analisi della Fabi (Federazione Autonoma Bancari Italiani), basata sui dati dell’Ossif — il centro di ricerca dell’Abi sulla sicurezza — la Campania si conferma purtroppo tra le aree più esposte al rischio criminale. Con sette rapine messe a segno nell’ultimo anno, la regione occupa il terzo gradino del podio nazionale, preceduta soltanto dalla Lombardia, con nove colpi, e dalla Sicilia, che guida questa triste classifica con dieci episodi censiti.
L’analisi curata da Gabriele Urzì, dirigente nazionale Fabi e responsabile salute e sicurezza per Palermo, mette in luce un paradosso: se da un lato si registra un decremento generale del fenomeno in tredici regioni italiane (con la Lombardia che ha visto crollare gli assalti del 53%), dall’altro alcune aree restano “zone rosse” dove la pressione della criminalità sugli sportelli bancari non accenna a diminuire. In Campania, il dato dei sette colpi registrati segnala una resilienza del fenomeno che preoccupa i sindacati dei lavoratori bancari, impegnati a chiedere misure di protezione più efficaci per chi opera quotidianamente dietro il bancone.
L’identikit del colpo perfetto: dieci minuti e volto coperto
I numeri forniti dalla Fabi non si limitano a contare gli episodi, ma tracciano un vero e proprio identikit delle modalità operative dei rapinatori. I malviventi sembrano seguire un copione consolidato: agiscono prevalentemente in coppia nel 44% dei casi, oppure in solitaria nel 35% degli episodi. Il fattore tempo è fondamentale per il successo del crimine: nel 63% delle rapine, l’azione si conclude in un lasso di tempo fulmineo, non superiore ai dieci minuti, riducendo così drasticamente i margini di intervento delle forze dell’ordine.
L’accesso ai locali avviene nel 77% dei casi attraverso l’ingresso principale, sfidando i sistemi di sorveglianza con il volto travisato, pratica utilizzata dal 79% dei rapinatori. Particolarmente preoccupante è il dato relativo alla pericolosità: nell’ultimo anno, i criminali hanno fatto ricorso ad armi da fuoco nel 43% delle rapine, mentre nel 36% dei casi sono state utilizzate armi da taglio. Questo evidenzia un innalzamento della soglia di violenza potenziale a cui sono esposti dipendenti e clienti.
Venerdì, il giorno più a rischio
Dall’analisi temporale emerge anche una precisa pianificazione strategica. Le rapine si concentrano prevalentemente nella giornata di venerdì, che da sola copre il 31% degli eventi. Per quanto riguarda l’orario, la fascia più critica è quella mattutina, tra le 9:00 e le 10:00, orario in cui avviene il 21% dei colpi. È in questa finestra che la vigilanza deve essere massima, data la maggiore affluenza di pubblico e le operazioni di gestione del contante tipiche dell’apertura degli sportelli.
Mentre la Sicilia fa segnare gli indici di rischio più elevati d’Italia (con Catania che svetta a 2,8 rapine ogni 100 sportelli contro una media nazionale di 0,3), la Campania resta un osservato speciale. Secondo Urzì, per invertire la rotta non bastano i sistemi di allarme, ma servono interventi multilivello che coinvolgano banche, istituzioni e forze dell’ordine in un protocollo di sicurezza integrata. “La sicurezza non è un costo, ma un investimento”, sottolinea il dirigente Fabi, evidenziando come la tutela di chi lavora negli sportelli sia la condizione necessaria per proteggere la fiducia stessa dei cittadini nel sistema bancario. In un territorio come quello campano, la sfida è mantenere alta l’attenzione per evitare che il calo registrato altrove si trasformi, per inerzia, in un aumento dei flussi criminali verso le province meno protette.

