Vendevano permessi agli extracomunitari, 18 indagati tra le provincie di Napoli e Caserta
L'INCHIESTA
9 marzo 2026
L'INCHIESTA

Vendevano permessi agli extracomunitari, 18 indagati tra le provincie di Napoli e Caserta

Sfruttavano le falle del "Decreto Flussi", un'associazione a delinquere improntata sullo sfruttamento dei permessi
Andrea Ripa

Un sistema organizzato per “vendere” permessi di ingresso in Italia a cittadini extracomunitari, sfruttando le procedure previste dal decreto flussi. È quanto hanno scoperto gli investigatori della Polizia di Stato, che nella mattinata di oggi hanno eseguito un’ordinanza di misure cautelari personali e reali nei confronti di 18 persone, ritenute gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina pluriaggravato, falso e truffa. Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

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Tra i destinatari della misura della custodia cautelare in carcere figurano un dipendente dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Napoli, ritenuto dagli inquirenti il promotore e capo dell’organizzazione, e diversi titolari di aziende agricole che avrebbero messo a disposizione le proprie imprese per simulare assunzioni di lavoratori stranieri. Arresti domiciliari, invece, per alcuni collaboratori degli indagati principali e per mediatori stranieri coinvolti nel sistema. Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile di Napoli, hanno ricostruito l’attività di un’organizzazione criminale attiva nelle province di Napoli e Caserta, ma con ramificazioni anche all’estero. L’obiettivo del sodalizio sarebbe stato quello di produrre e commercializzare i “nulla osta al lavoro subordinato”, i provvedimenti amministrativi che consentono ai datori di lavoro italiani di assumere cittadini stranieri residenti all’estero.

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Secondo gli investigatori, il meccanismo si basava su false richieste di assunzione presentate da imprenditori compiacenti. Un ruolo chiave sarebbe stato svolto dal dipendente dell’Ispettorato del Lavoro, che – direttamente o tramite altri funzionari pubblici – esprimeva i pareri necessari a certificare la congruità delle domande. Pareri che rappresentano uno dei passaggi fondamentali per ottenere il nulla osta da parte dello Sportello Unico per l’Immigrazione della Prefettura. L’intero iter amministrativo risultava così, nella maggior parte dei casi, viziato da irregolarità. Per sostenere le pratiche, l’organizzazione avrebbe prodotto documentazione falsa o ideologicamente alterata, avvalendosi anche della collaborazione di un CAF con sede nella provincia di Caserta.

 

Dalle indagini è emerso inoltre che parte dei proventi illeciti veniva redistribuita tra i datori di lavoro compiacenti, che percepivano compensi variabili tra 1.200 e 2.000 euro per ogni lavoratore straniero per il quale veniva richiesta una fittizia assunzione. L’attività investigativa ha consentito di individuare e bloccare oltre tremila pratiche irregolari di ingresso di cittadini extracomunitari sul territorio nazionale. Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari, gli agenti hanno anche eseguito numerosi sequestri di beni di lusso riconducibili agli indagati e ritenuti provento delle attività illecite. I provvedimenti eseguiti sono stati adottati nella fase delle indagini preliminari. Gli indagati restano pertanto presunti innocenti fino a sentenza definitiva e possono impugnare le misure cautelari nei modi previsti dalla legge.