Campania, l’allarme di Pecoraro: «Poche donne in Consiglio, un fallimento istituzionale»
REGIONE CAMPANIA
10 marzo 2026
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Campania, l’allarme di Pecoraro: «Poche donne in Consiglio, un fallimento istituzionale»

Dura critica dell'esponente della Giunta regionale sulla scarsa rappresentanza femminile nell'assise campana. Sotto accusa la gestione dei ruoli apicali, tutti affidati a uomini
Giovanna Salvati

Il bilancio sulla rappresentanza di genere all’interno del Consiglio regionale della Campania è impietoso e, secondo l’assessora alle Pari opportunità Claudia Pecoraro, configura un vero e proprio “fallimento istituzionale“. Con appena il 16% di presenze femminili tra i banchi dell’assemblea, la Campania si ritrova a gestire uno squilibrio profondo che non riguarda solo i numeri, ma investe direttamente i centri di potere e di decisione politica della Regione.

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L’analisi dell’assessora si fa particolarmente sferzante quando lo sguardo si sposta sulla composizione degli uffici di presidenza e sulle cariche di coordinamento politico. Il fatto che la presidenza, la vicepresidenza e la totalità dei ruoli di capogruppo di ogni singolo partito siano stati affidati esclusivamente a uomini rappresenta, per Pecoraro, il segnale di una democrazia incompleta. Non si tratta di una questione meramente formale, ma di un limite che incide sulla qualità dell’azione politica: l’assenza di donne nei ruoli apicali genera un disequilibrio nelle linee programmatiche e negli indirizzi che l’istituzione è chiamata a dare al territorio.

 

L’assessora ha inoltre evidenziato come gli strumenti legislativi attualmente in vigore per garantire la parità di accesso si stiano rivelando spuntati. La “doppia preferenza di genere”, meccanismo introdotto per favorire l’alternanza tra uomo e donna sulla scheda elettorale, viene spesso ignorata o aggirata dagli elettori. Molti cittadini scelgono infatti di esprimere un’unica preferenza o di non indicare affatto il secondo nome, vanificando lo spirito della norma e mantenendo intatto il predominio delle candidature maschili.

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Di fronte a questo scenario di stallo, l’assessora Pecoraro ha lanciato una provocazione politica forte, diretta a scuotere il dibattito sui correttivi di legge necessari per il futuro. L’idea proposta è quella di una riforma radicale della preferenza unica: qualora l’elettore decida di indicare un solo nome sulla scheda, questo debba necessariamente essere un nome femminile. Una misura drastica che mira a forzare un sistema che, ad oggi, fatica a riconoscere il valore della componente femminile come arricchimento e ricchezza imprescindibile per l’intera comunità.