Emergenza carceri, presidio davanti al Tribunale di Napoli contro il sovraffollamento
Una coalizione eterogenea di garanti, associazioni laiche e cattoliche si ritroverà oggi pomeriggio, a partire dalle ore 15:00, in piazzale…
Risale a ieri sera l’ennesimo caso di suicidio nelle carceri italiane, Antonio M. detenuto di 40 anni, si è tolto la vita presso l’Ospedale San Giovanni Bosco di Napoli. L’uomo si trovava in regime di custodia cautelare in attesa di giudizio per lesioni personali gravi ed era ricoverato sotto piantonamento. Il dramma riaccende i riflettori su una realtà sempre più critica, denunciata con forza dal Garante regionale delle persone sottoposte a misura restrittiva, il prof. Samuele Ciambriello.
Emergenza carceri, presidio davanti al Tribunale di Napoli contro il sovraffollamento
Una coalizione eterogenea di garanti, associazioni laiche e cattoliche si ritroverà oggi pomeriggio, a partire dalle ore 15:00, in piazzale…
I dati forniti dal Garante delineano un quadro allarmante per il sistema penitenziario nazionale e regionale, infatti, sale a 11 il numero di suicidi dall’inizio dell’anno a livello nazionale, 28 invece sono i decessi per cause naturali o ancora da accertare. In Campania sono 2 i suicidi in soli due mesi (il primo a metà gennaio nel carcere di Santa Maria Capua Vetere). «Nelle carceri la gente continua a morire – ha dichiarato Ciambriello – in carcere si muore di malattie, overdose, incuria, abbandono e, soprattutto, per suicidio».
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Oltre alla cronaca del singolo evento, il Garante punta il dito contro la gestione della salute mentale all’interno dei penitenziari. Il caso di Antonio M. è solo la punta dell’iceberg di una gestione sanitaria spesso insufficiente a fronteggiare il disagio psichico dei detenuti.
Secondo le stime riportate da Ciambriello, solo tra le strutture di Poggioreale e Secondigliano si contano circa 250 detenuti affetti da patologie mentali o disturbi psicotici. Numeri che descrivono un’emergenza detentiva che sembra non trovare risposte strutturali, trasformando le celle (o le stanze d’ospedale) in luoghi di isolamento fatale invece che di riabilitazione.
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L’ennesima morte chiama in causa le istituzioni, mentre il Garante continua a chiedere interventi urgenti per garantire il diritto alla salute e la dignità umana di chi è privato della libertà.