Il futuro dei giovani: tremila opportunità con i bandi Amesci
In arrivo i nuovi bandi per il servizio civile universale. Il bando nazionale ha numeri importanti con 65.964 posti a disposizione: circa 2600 progetti in Italia, 204 all’estero. Poi ci sono i bandi Amesci: i posti sono 3344 con 150 progetti in Italia, 18 all’estero, 368 enti coinvolti
Enrico Maria Borrelli è il presidente di Amesci: una bella soddisfazione per voi?
«Abbiamo la fortuna di essere un’organizzazione solida, rappresentativa e quindi anche molto orgogliosi di poter mettere tante opportunità a disposizione dei giovani».
Il Servizio Civile universale sta vivendo una fase di trasformazione senza precedenti grazie anche ai fondi del PNRR qual è la sfida principale?
«Si tratta di un’esperienza formativa dall’altissimo valore, perché non punta a qualificare le competenze tecniche specifiche dei ragazzi. A questo chiaramente lo sappiamo bene provvedono l’università, le esperienze di lavoro e tirocini. Il servizio civile è qualcosa che attiva il giovane da un punto di vista vista se vogliamo più umano. E’ un dato che non va trascurato le competenze trasversali sono quelle che oggi vengono più facilmente e più spesso ricercate dalle aziende perché prima di una competenza, ogni azienda cerca chiaramente una risorsa affidabile su cui fare investimento»
Il servizio civile per i giovani e per alcuni giovani è anche il primo approccio al mondo del lavoro.
«E’ molto importante questa formazione per alcuni motivi che se vogliamo intervengono anche storicamente in un momento in cui c’è bisogno di esperienze di questo tipo. I ragazzi che scelgono di fare un’esperienza di 12 mesi stanno impegnando la loro vita per un anno e un arco temporale in cui è cambiato proprio l’approccio con il lavoro e alla vita. L’esperienza di Servizio Civile è paradossale ma ci aiuta, ci allena anche a permanere, a restare in un contesto e quindi non soltanto a comprendere meglio il contesto in cui siamo, ma a conoscerci meglio».
Come è il rapporto tra domanda e offerta?
«Il nord ha sempre avuto meno domande di giovani probabilmente perché i ragazzi riescono più velocemente a entrare nel mondo del lavoro. Nord e sud hanno una differenza di approccio, ma oggi i ragazzi guardano con una curiosità più formativa il digitale, l’ambientale, la cultura. Sono questi settori che vanno di più».
Lei crede che si vada sempre di più verso una dimensione europea del servizio civile?
«L’Europa ha lanciato pochi anni fa i corpi europei di solidarietà nati nel semestre di presidenza italiana quando il nostro governo propose l’idea del servizio civile europeo. È un percorso in cui lo Stato riesce a relazionarsi con le nuove generazioni cosa molto difficile da un punto di vista della fiducia che i giovani oggi hanno nelle istituzioni. Per formare una classe dirigente per il futuro servono cittadini che vivono nelle comunità. Riuscire ad educare anche alla cittadinanza e formare una classe dirigente che abbia nella propria cultura i temi della modernità e gli obiettivi dell’agenda 2030 e lo sviluppo sostenibile sicuramente crea delle premesse di sviluppo più solido».

