Il sincrotrone svela la mappa del cielo di Ipparco: la scienza moderna rilegge l’antichità
SCIENZA
10 marzo 2026
SCIENZA

Il sincrotrone svela la mappa del cielo di Ipparco: la scienza moderna rilegge l’antichità

Il recupero di questo tesoro scientifico è attualmente in corso presso lo Slac National Accelerator Laboratory in California
Alessandra Boccia

Dalle profondità di una pergamena millenaria, grazie all’utilizzo dei raggi X, è riemersa la più antica mappa del cielo notturno mai realizzata. Si tratta del leggendario catalogo stellare redatto oltre duemila anni fa dall’astronomo greco Ipparco, un’opera che per secoli è stata considerata perduta. Il testo era rimasto nascosto sotto le scritture in siriaco tracciate dai monaci medievali, i quali avevano riutilizzato la preziosa pergamena cancellando il lavoro originale per far posto ai propri scritti.

 

Il recupero di questo tesoro scientifico è attualmente in corso presso lo Slac National Accelerator Laboratory in California, dove gli studiosi stanno analizzando le pagine del manoscritto noto come Codex Climaci Rescriptus. Per l’indagine viene impiegato un sincrotrone, ovvero un acceleratore di particelle che spinge gli elettroni a velocità vicine a quella della luce. Quando questi elettroni vengono fatti oscillare attraverso l’uso di magneti, emettono potenti raggi X che illuminano il manoscritto senza danneggiarlo. La tecnica è di una precisione estrema, poiché ogni impulso dura appena dieci millisecondi e colpisce un punto minuscolo, paragonabile alla dimensione di un capello umano.

 

Questa tecnologia permette di mappare la composizione chimica della pergamena, distinguendo chiaramente il ferro contenuto nell’inchiostro medievale dal calcio che caratterizza il testo greco sottostante. Le prime analisi hanno già permesso di individuare parole chiave come Acquario e riferimenti a stelle particolarmente luminose. Oltre al valore archeologico, la scoperta sta offrendo risposte cruciali sulla nascita della scienza. Gli storici si interrogano infatti su come gli antichi astronomi siano riusciti a raggiungere una precisione così elevata nelle coordinate stellari basandosi esclusivamente sull’osservazione a occhio nudo.

 

Un altro risultato fondamentale riguarda il confronto con l’opera di Tolomeo. Le scansioni hanno infatti dimostrato che l’astronomo egizio non si limitò a copiare il lavoro di Ipparco, come sospettato in passato da alcuni critici. Sebbene Tolomeo abbia utilizzato i dati del suo predecessore, i ricercatori hanno confermato che integrò tali informazioni con altre fonti originali, riabilitando la sua figura e inquadrando il suo operato in una prospettiva di autentico progresso scientifico.