Terremoto di magnitudo 5.9 al largo del Golfo di Napoli
L’orologio segnava da poco le 00:50, quando i sismografi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) hanno tracciato un picco improvviso di energia sismica. Un terremoto di magnitudo 5.9, un valore che solitamente evoca scenari di distruzione, ha colpito il cuore del Mar Tirreno, proprio al largo del Golfo di Napoli.
L’epicentro è stato individuato in mare aperto, a brevissima distanza dalle perle dell’arcipelago campano: appena 8 chilometri da Anacapri e circa 10 chilometri dal comune di Capri. Nonostante la potenza nominale del sisma, il risveglio della terra non si è trasformato in tragedia grazie a una determinante variabile geologica: la profondità.
Il dato che ha rassicurato immediatamente la Protezione Civile e gli esperti della sala sismica di Roma è stato infatti l’ipocentro, calcolato a ben 414 chilometri sotto il livello del mare.
Si è trattato di un cosiddetto “terremoto profondo”, un fenomeno che si verifica raramente con tale intensità ma che è ben noto ai geologi che studiano la complessa struttura del sottosuolo tirrenico. A quella profondità, l’energia sprigionata dalla roccia che si spezza deve attraversare centinaia di chilometri di crosta e mantello prima di raggiungere la superficie.
Questo lungo tragitto funge da dissipatore naturale, disperdendo gran parte della forza d’urto e trasformando quello che poteva essere un evento catastrofico in una vibrazione sorda, avvertita solo in modo strumentale o molto lievemente dai residenti dei piani alti della costa campana. Sull’isola di Capri e nei comuni costieri del napoletano, la notte è proseguita senza scene di panico collettivo.
Le autorità locali hanno confermato che non sono pervenute richieste di soccorso né segnalazioni di lesioni agli edifici storici o alle infrastrutture moderne. Anche il rischio maremoto, spesso associato a scosse sottomarine di questa magnitudo, è stato escluso sin dai primi minuti: un terremoto così profondo non produce infatti lo spostamento verticale della colonna d’acqua necessario a generare onde anomale.
Resta tuttavia l’attenzione alta degli esperti, poiché l’evento si inserisce nella dinamica della placca ionica che subduce sotto l’Appennino, un processo millenario che continua a plasmare la sismicità dell’intera regione.
Intanto, le verifiche effettuate per tutta la notte sulla rete e sulle infrastrutture ferroviarie dopo il sisma hanno procurato ritardi e soppressioni dei treni in transito per Napoli Centrale e Salerno. Dai controlli che sono scattati così come da prassi, non si è verificato alcun danno.

