Torre Annunziata, prestiti usurai al tasso del 75%: in manette 3 donne
Prima il denaro facile, consegnato in contanti e senza troppe domande. Poi le rate impossibili, le telefonate continue, i messaggi insistenti e la paura che cresce giorno dopo giorno. È la spirale dell’usura che torna a emergere a Torre Annunziata, dove i carabinieri hanno eseguito tre arresti nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura che ha fatto luce su prestiti concessi con interessi ritenuti usurari e accompagnati da pressioni sempre più pesanti per la restituzione del denaro. In manette sono finite Rosaria Venditto, la figlia Rosa Scoppetta e Concetta Liberti.
L’inchiesta nasce dalle denunce di due persone finite, secondo la ricostruzione investigativa, in una condizione di forte difficoltà economica e psicologica. Situazioni di bisogno che avrebbero aperto la porta a prestiti immediati, apparentemente una via d’uscita, ma destinati a trasformarsi in una trappola. Nel primo episodio ricostruito dagli investigatori, nel dicembre 2023 sarebbero stati consegnati 5mila euro in contanti. Una somma che in pochi mesi si sarebbe trasformata in un debito di 7.500 euro. Le rate mensili sarebbero state fissate a 937,50 euro, con un tasso annuo ricostruito dagli investigatori attorno al 75 per cento.
Secondo l’accusa il prestito sarebbe stato concesso da Venditto e Scoppetta, madre e figlia, alle quali vengono contestati i reati di usura in concorso, aggravata dall’aver approfittato dello stato di bisogno della vittima, e tentata estorsione continuata aggravata. Dagli atti emergono messaggi vocali, solleciti e richieste pressanti per ottenere il denaro. Le conversazioni analizzate dagli investigatori raccontano di un crescendo di tensione: telefonate, incontri imposti e richieste insistenti che avrebbero accompagnato le scadenze delle rate. Un clima di pressione costante che avrebbe reso ancora più difficile uscire dalla morsa del debito.
Un secondo episodio riguarda invece un prestito di 6mila euro che, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe comportato la restituzione di 7.500 euro, con interessi stimati attorno al 37,5 per cento. Anche in questo caso, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alle richieste di pagamento si sarebbero affiancate sollecitazioni continue e un clima di forte tensione.
Le indagini dei carabinieri, sviluppate attraverso le denunce delle persone coinvolte, l’analisi delle conversazioni e gli accertamenti sulle somme movimentate, hanno delineato un sistema basato su prestiti rapidi destinati a diventare debiti sempre più pesanti. Nei racconti raccolti emerge il lato più duro dell’usura: la sensazione di essere intrappolati, la paura di non riuscire a liberarsi da rate sempre più difficili da sostenere, il timore delle conseguenze in caso di mancato pagamento.
È su questa ricostruzione che sono scattate le misure cautelari. Un’indagine che riporta alla luce uno dei meccanismi più insidiosi della criminalità economica: quello che trasforma il bisogno di denaro in una catena di debiti, pressioni e paura da cui, spesso, è difficile riuscire a uscire.

