Per 4 lavoratori italiani su 10, l’AI fa risparmiare fino a un giorno a settimana
AI E LAVORO
11 marzo 2026
AI E LAVORO

Per 4 lavoratori italiani su 10, l’AI fa risparmiare fino a un giorno a settimana

Nonostante i benefici dell’utilizzo dell'intelligenza artificiale, esistono ancora dei limiti: a livello globale, circa il 40% del tempo risparmiato viene perso in attività di rielaborazione. Basti pensare che in Italia, un lavoratore su due (50%) dedica tipicamente da 1 a 2 ore a settimana a chiarire, correggere o riscrivere risultati di bassa qualità prodotti dalla tecnologia.
Angela Conte

In occasione dell’inaugurazione dell’Innovation Lab di Milano, il primo hub in Italia dedicato alla sperimentazione e alla co-creazione di soluzioni di intelligenza artificiale per la finanza e le risorse umane, è stata presentata oggi una nuova ricerca globale. L’indagine mostra che, sebbene l’IA stia generando guadagni di produttività, molte organizzazioni non ne stanno cogliendo appieno il valore.

Il report, “Beyond Productivity: Measuring the Real Value of AI”, rivela ciò che distingue le organizzazioni più avanzate da quelle ancora in fase di maturazione: le aziende di maggior successo non si limitano a implementare l’AI, ma reinvestono il tempo che essa fa risparmiare nei propri dipendenti, in modo tale da costruire competenze, ridisegnare i ruoli e modernizzare il modo in cui si lavora.

«In un futuro in cui l’intelligenza artificiale diventa la nuova interfaccia per il lavoro, il nostro impegno è accompagnare le organizzazioni italiane verso modelli di gestione più intelligenti e collaborativi, in cui tecnologia e persone avanzano insieme», ha dichiarato Fabrizio Rotondi, Country Manager di Workday per l’Italia.

 

Il paradosso della produttività dell’AI

L’intelligenza artificiale fa risparmiare una quantità considerevole di tempo nelle attività lavorative: complessivamente, il 94% dei lavoratori italiani afferma di risparmiare da 1 a 7 ore settimanali grazie all’AI, superando il dato globale dell’85%. Il problema è che gran parte di quel tempo viene vanificata dalla rielaborazione di contenuti generati dall’AI di scarsa qualità, creando una falsa percezione di produttività e di ritorno sull’investimento. L’AI sta facendo la sua parte aumentando la capacità, ma troppo spesso i ruoli, le competenze e i processi non si sono evoluti per trasformare quella capacità in risultati costantemente migliori.I principali risultati mostrano che a livello globale, quasi il 40% del tempo risparmiato grazie all’AI viene perso in rielaborazioni, tra cui la correzione di errori, la riscrittura di contenuti e la verifica dei risultati di strumenti di AI generalisti. In Italia, un lavoratore su due (50%) trascorre tipicamente da 1 a 2 ore a settimana a chiarire, correggere o riscrivere risultati di scarsa qualità prodotti dalla tecnologia.Inoltre, le lacune nella formazione persistono perché sebbene il 66% dei dirigenti indichi la formazione sulle competenze come una priorità assoluta, solo il 37% dei dipendenti che affrontano la maggiore quantità di rielaborazione dichiara di avervi accesso, rivelando un chiaro divario tra le intenzioni della dirigenza e l’esperienza dei dipendenti. I ruoli lavorativi non hanno quindi tenuto il passo con l’AI: nella maggior parte delle organizzazioni (89%), meno della metà dei ruoli è stata aggiornata per accogliere le innovazioni dell’AI. I dipendenti usano strumenti del 2025 all’interno di strutture lavorative del 2015, e si trovano a dover conciliare un output più rapido con processi o sistemi rimasti invariati.

 

Reinvestire i guadagni dell’AI nella forza lavoro

In Italia la situazione sembra migliore: il 59% dei dirigenti afferma che la propria organizzazione ha dato priorità al reinvestimento di questi guadagni nella formazione e nello sviluppo delle competenze, mentre solo il 54% dei dipendenti ha riscontrato un aumento degli investimenti in quest’area. Ma le organizzazioni che stanno ottenendo risultati concreti stanno facendo una scelta diversa. I dipendenti con esiti positivi dall’AI sono molto più propensi a usare il tempo risparmiato per aumentare il valore del proprio lavoro, attraverso analisi più approfondite, un processo decisionale più solido e un pensiero strategico (57%), piuttosto che semplicemente assumere più compiti e hanno anche molte più probabilità di aver ricevuto una maggiore formazione sulle competenze (79%). 

 

Dall’AI al valore umano: il ruolo strategico dell’Innovation Lab di Milano

In questo contesto, l’apertura del nuovo Innovation Lab di Milano assume un significato strategico ancora maggiore. Se la ricerca dimostra che il vero valore dell’AI emerge quando le organizzazioni reinvestono nel potenziale umano, il nuovo hub di Workday è stato creato proprio con questo obiettivo: aiutare le aziende italiane a trasformare la tecnologia in competenze, collaborazione e capacità decisionali. L’Innovation Lab è stato progettato come uno spazio di co-creazione in cui clienti, partner ed esperti di Workday possono sperimentare applicazioni pratiche dell’AI per la finanza e le risorse umane, rendendo l’innovazione davvero utile per il lavoro delle persone.

«Troppi strumenti di AI scaricano sui singoli utenti le questioni difficili di fiducia, accuratezza e ripetibilità – ha dichiarato Gerrit Kazmaier, Presidente Product and Technology di Workday – In Workday, abbiamo trascorso anni a sviluppare soluzioni AI semplici e a misura d’uomo – non come tecnologia grezza, in modo che i clienti non debbano arrangiarsi a mettere insieme i pezzi e verificare ogni risposta da soli. La nostra filosofia è che l’AI dovrebbe svolgere il lavoro complesso dietro le quinte, così le persone possono concentrarsi sul pensiero critico, la creatività e le relazioni. È così che le organizzazioni trasformano la velocità dell’AI in un vantaggio duraturo guidato dalle persone».