Cardiologi in rivolta: “Una visita specialistica valutata solo 6,30 euro, è una mortificazione”
Passaggio di testimone ai vertici di Federcardio, l’associazione di categoria delle cardiologie convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale. Durante l’assemblea annuale dello scorso 6 marzo, il dottor Leonardo Di Maggio, già vicepresidente, è stato eletto all’unanimità nuovo Presidente, succedendo alla guida pluriennale del dottor Silvio Siciliano.
L’inizio del mandato punta a essere un nuovo inizio per l’intera categoria: il neo presidente è stato chiaro nel voler riportare dignità alla professione, partendo dal contrasto a tariffe definite “mortificanti” e a una burocrazia che soffoca la sanità territoriale.
«In primis chiediamo una rivalutazione del nuovo nomenclatore tariffario, la visita cardiologica di controllo compresa l’Ecg- dice Leonardo Di Maggio- che attualmente viene riconosciuta ad un costo di € 18,90 a cui va sottratto il costo dell’Ecg di €11,60 così che la visita specialistica viene valutata solo €6,30. Una vera mortificazione per la categoria che si è sempre sacrificata in prima linea, come durante la pandemia più catastrofica che abbia mai visto il genere umano».
La prima tappa di questo nuovo corso sarà la manifestazione nazionale organizzata dall’U.A.P., prevista per il 14 marzo al Teatro Brancaccio di Roma. In quell’occasione, la categoria chiederà un incontro urgente con il Ministro della Salute per ridiscutere il nuovo nomenclatore tariffario.
Inoltre, l’attenzione dell’associazione resta altissima sulla Regione Campania. Di Maggio, che il 10 marzo ha partecipato a Napoli al convegno “Sanità 5” alla presenza del Ministro Orazio Schillaci, intende sollecitare un confronto con il Governatore Roberto Fico.
«Lo scopo è rinegoziare sugli ormai anacronistici tetti di spesa- prosegue Di Maggio- che, ormai, da troppi anni bloccano la normale concorrenza dei centri convenzionati tesi a dare una piena copertura alle numerose richieste di assistenza territoriale di prestazioni sanitarie. Un modo per ridurre le dannose liste d’attesa che oggi sono più controllate e monitorate dal sistema di prenotazione del Cup regionale campano. Inoltre, chiediamo con forza l’uscita definitiva dal Piano di rientro».

