La fuga di cervelli: secondo l’Istat, oltre 10% dottori ricerca occupati vive all’estero
UNIVERSITA' E LAVORO
11 marzo 2026
UNIVERSITA' E LAVORO

La fuga di cervelli: secondo l’Istat, oltre 10% dottori ricerca occupati vive all’estero

Sempre più professionisti e dottori lavorano all’estero, lo dice l’Istat. Le motivazioni sono i salari più elevati e la maggiore corrispondenza dell’offerta lavorativa a formazioni specifiche. La fuga dei cervelli è anche verso il Nord d’Italia, dove sempre più meridionali scelgono le università del Settentrione per i corsi Stem
Angela Conte

Lo confermano i dati che l’Italia, nonostante riesca a formare numerosi intellettuali e professionisti, è ancora il Paese della fuga di cervelli. Secondo i dati Istat, il 10,4% lavora all’estero dopo aver conseguito laurea e dottorato in Italia e solo il 4,4% di coloro che si sono formati in altri Paesi lavora nel Bel Paese.

Le statistiche del 2025 degli italiani residenti all’estero ci dicono che la Germania si conferma la prima destinazione (13,7%), seguita dagli Stati Uniti (13,2%) e da Francia (11,8%) e Svizzera (11,5%); scende in quinta posizione il Regno Unito, che perde il precedente primato (10,2% rispetto al 21,2% nel 2018) per effetto della Brexit. Si stima che tra questi, il 59,6% di coloro che lavorano all’estero svolgono un lavoro per cui è richiesto il titolo di dottorato, rispetto al 37,2% di chi lavora in Italia.

 

Le motivazioni della fuga

Sono due le motivazioni principali che spingono i dottori a spostarsi all’estero: il primo è sicuramente la maggiore possibilità di trovare un lavoro più adeguato alla propria professionalità (dichiarato dall’81,7% dei dottori) o più retribuito (73,7%). Il secondo motivo sono le retribuzioni italiane notevolmente più basse: il divario medio è di oltre 1.500 euro mensili netti.

 

La fuga, ma verso il Nord

Dalle statistiche dell’Istat emerge anche un altro dettaglio importante, ovvero che il titolo di dottore di ricerca viene conseguito sempre più spesso negli atenei del Nord: dal 41,9% del 2012 al 47,3% del 2021, nonostante solo poco più di un terzo dei dottori, ovvero il 35,6% nel 2021, provenga da questa stessa area geografica. Chi consegue il dottorato negli atenei settentrionali, infatti, in meno del 68% dei casi proviene dal Nord, nell’8,5% dalle regioni centrali, nel 12,7% da quelle meridionali e nell’11,0% dall’estero. Si predilige quindi la scelta di un ateneo del Nord: lo fa il 44,4% di chi proviene dal Mezzogiorno, il 57,2% di chi proviene dal Centro e il 71,2% di chi proviene dal Nord.

L’offerta formativa degli atenei del Nord è trainata dai corsi dell’area Stem e da quelli dell’area Sanitaria e agro-veterinaria, mentre negli atenei del Mezzogiorno – dove si diplomano meno di un quarto dei dottori (22,3%) – le percentuali più elevate si registrano nel gruppo Agrario-forestale e veterinario e in quello di Architettura e ingegneria civile. Anche nell’area Economica e giuridico-sociale prevalgono giovani provenienti dalle regioni del Mezzogiorno.