La lectio magistralis di Rizzoli agli studenti della Parthenope
ARBITRI NEL MIRINO
11 marzo 2026
ARBITRI NEL MIRINO

La lectio magistralis di Rizzoli agli studenti della Parthenope

L’ex arbitro che diresse una finale mondiale parla ai ragazzi: «300 decisioni a gara: alcune banali, altre con interessi milionari»
Anna Santaniello

“Ho iniziato a fare l’arbitro perché odiavo la figura degli arbitri… come mai? Perché non la conoscevo”. Con questa spiazzante onestà, Nicola Rizzoli ha aperto il suo incontro con gli studenti dell’Università Parthenope di Napoli. L’ex fischietto internazionale, oggi responsabile del dipartimento arbitrale della Concacaf, è stato il protagonista dell’evento “Prendere decisioni in condizioni di incertezza”, un viaggio psicologico e professionale dietro le quinte del rettangolo verde.

La conoscenza come scudo contro lo stress

Per Rizzoli, il passaggio da calciatore che detestava il “direttore di gara” ad arbitro di una finale mondiale è stato guidato da un unico obiettivo: sapere. “Più so, più sono consapevole delle decisioni che assumo”, ha spiegato ai ragazzi, sottolineando come la formazione continua sia l’unico modo per gestire lo stress.Attraverso aneddoti e video di sfide leggendarie (come la semifinale di Euro 2016 tra Germania e Francia), Rizzoli ha smontato il mito del “coraggio” fine a se stesso: “La decisione non deriva da un atto di temerarietà, ma da un processo decisionale corretto. Se le basi sono solide, si decide con lucidità anche nel caos”.

 

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Il fischietto di Federica: unica «giacchetta rosa» tra i 38 nuovi arbitri di Torre del Greco

Torre del Greco. C’è un nome tra i 38 nuovi arbitri promossi al termine del Corso Aia all’ombra del Vesuvio…

La leadership del “metterci la faccia”

In una partita si prendono circa 300 decisioni. Alcune sono banali, altre spostano equilibri milionari. Rizzoli ha tracciato un parallelo netto con la vita quotidiana e il mondo del lavoro: un vero leader è colui che non evita la scelta, ma la governa. “Siate voi a guidare il vostro percorso”, è stato l’appello finale dell’ex arbitro, invitando i giovani a non lasciarsi sommergere da un mondo sempre più virtuale e meno reale. Il “fischietto” nel 2026: tra innovazione e solitudine. Se il racconto di Rizzoli brilla per successi e consapevolezza, il panorama attuale per chi decide di intraprendere questa carriera è diventato paradossalmente più difficile.

 

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Domenica di violenza sui campi di Casola e Lettere

Non è più calcio. Quello a cui stiamo assistendo da settimane sui campi della Campania non è più lo sport…

L’uso del Var

Nonostante l’introduzione di tecnologie come il VAR a chiamata (in fase di sperimentazione) e la nuova prassi degli arbitri che spiegano le decisioni in diretta allo stadio, la pressione non è mai stata così alta.Un’epidemia di violenza. Il 2026 si sta aprendo come un anno nero per la sicurezza dei direttori di gara, specialmente nelle categorie dilettantistiche e giovanili. Casi recenti di aggressioni fisiche (come il grave episodio in Calabria che ha portato allo sciopero della Terza Categoria a inizio marzo) evidenziano una “crisi vocazionale” senza precedenti.

 

Il lavoro dell’Aia

L’AIA (Associazione Italiana Arbitri) denuncia un aumento esponenziale degli abusi verbali e fisici, con il rischio concreto che molti giovani abbandonino la carriera dopo pochi mesi.La solitudine del monitorAnche ai massimi livelli, la figura dell’arbitro vive una mutazione complessa. La tecnologia, che dovrebbe essere un supporto, è diventata spesso motivo di ulteriore critica: ogni centimetro di fuorigioco o ogni tocco impercettibile viene sezionato dal pubblico mondiale, trasformando l’arbitro in un “giudice sotto esame perenne” le parole di Rizzoli.