L’arte come ponte sul Mediterraneo. L’Accademia di Napoli al Performing Fest
CULTURA
11 Marzo 2026

L’arte come ponte sul Mediterraneo. L’Accademia di Napoli al Performing Fest

Dal Campus "Crossings" alla scultura sonora Re-Compose, l'istituzione partenopea presenta un laboratorio di cooperazione internazionale che unisce dieci Paesi

L’Accademia di Belle Arti di Napoli si conferma protagonista della scena artistica contemporanea e della diplomazia culturale partecipando al Performing Fest di Catanzaro, in programma fino al 14 marzo. Al centro della proposta partenopea vi è “RE-Compose“, un’opera che non è soltanto un manufatto estetico, ma il risultato di un intenso percorso di ricerca iniziato durante il Campus “Crossings – Art Without Limits” dello scorso settembre. Questo progetto ha saputo trasformare l’istituzione in un crocevia di popoli, coinvolgendo oltre quaranta allievi provenienti dall’area balcanica e mediterranea. In un’epoca segnata da profonde tensioni geopolitiche, l’iniziativa si inserisce nel quadro del progetto PNRR Performing, coordinato dall’Accademia di Catanzaro, per esplorare le frontiere della sperimentazione nelle arti performative.

 

Il cuore pulsante di questa partecipazione è rappresentato dalla rete internazionale “Crossings”, un ambizioso sistema di collaborazione che ha messo in dialogo istituzioni artistiche di dieci Paesi, tra cui Albania, Kosovo, Serbia, Bulgaria, Turchia, Giordania, Libano, Egitto e Grecia. Partendo da Napoli, questo laboratorio reale di cooperazione ha eletto la diversità linguistica e storica non come un ostacolo, ma come la condizione essenziale per una creazione condivisa. L’obiettivo è dare forma a una comunità artistica capace di superare i confini fisici e mentali, trasformando il Mediterraneo da luogo di conflitto a spazio di ascolto e progettualità comune.

 

L’opera “RE-Compose” incarna perfettamente questo spirito di rinascita. L’installazione nasce da un nucleo di canne d’organo provenienti dalla Chiesa della Dormizione di Gerusalemme, originariamente situate sull’altare e successivamente dismesse. Dopo una lunga sospensione, questi frammenti carichi di storia sono giunti a Napoli nel settembre 2025 per essere “rimessi in gioco” come materia viva. Grazie alla collaborazione con il Conservatorio di Musica “San Pietro a Majella”, le canne sono state trasformate in una scultura sonora dove memoria e spazio si fondono. Non si tratta di reliquie da contemplare con nostalgia, ma di oggetti che tornano a vibrare in una forma nuova, testimoniando la possibilità di ricomporre ciò che il tempo o l’incuria hanno separato.

 

La realizzazione di questo lavoro ha visto la partecipazione corale di giovani artisti provenienti da città simbolo come Tirana, Belgrado, Mitrovica, Sofia, Istanbul, Amman, Beirut, Il Cairo, Alessandria d’Egitto e Corfù, affiancati dagli studenti delle Accademie di Napoli e Catanzaro. Suddivisi in gruppi di ricerca interdisciplinari dedicati al set design, al costume design e alla scultura sonora, i ragazzi hanno lavorato sotto la guida dei docenti Enzo Gagliardi, Rosaria Iazzetta, Mario Laporta, Stefania Oriente e Roberto Pugliese, supportati dalle ricercatrici Ivana Palmieri, Giulia Mauro e Rita Passarelli. Questo sforzo collettivo dimostra come la formazione artistica possa diventare uno strumento di indagine sociale e politica di altissimo profilo.

 

Il viaggio di “Crossings” non si esaurisce però in Calabria. Dopo la tappa di Catanzaro, il percorso proseguirà verso Beirut, consolidando il dialogo con i partner universitari libanesi. Accanto a “RE-Compose”, il festival presenta inoltre altri due processi creativi in divenire: un progetto elaborato con l’Università di Mitrovica, destinato al Kosovo, e un percorso di teatro-danza sviluppato con il Cultural Center Jesuit di Alessandria d’Egitto. Presentati come “processi aperti”, questi lavori raccontano di un Mediterraneo che, pur essendo tristemente “in fiamme”, non rinuncia a immaginare strade di riconciliazione. L’arte, in questo contesto, assume il compito etico di non cancellare le ferite della storia, ma di attraversarle con il coraggio della bellezza e della fratellanza.