L’estetica del limite: «Fragile» e l’antropologia teatrale di Pino Miraglia
CULTURA
11 Marzo 2026

L’estetica del limite: «Fragile» e l’antropologia teatrale di Pino Miraglia

In Sala Assoli un’immersione visiva e sonora nel teatro sociale di Davide Iodice: un racconto fotografico che indaga la marginalità nei dormitori di Napoli

Il progetto espositivo “Fragile“, firmato dal fotografo Pino Miraglia, si configura come un’indagine profonda e necessaria sul teatro di Davide Iodice, una delle voci più autorevoli e sensibili della scena contemporanea italiana. Non si tratta di una semplice documentazione di scena, bensì di un’estensione visiva di un pensiero poetico che fa della fragilità il proprio baricentro etico. La mostra, ospitata negli spazi della Sala Assoli fino al 12 aprile, invita lo spettatore a confrontarsi con l’invisibile, portando alla luce le storie di chi abita i margini della società attraverso un linguaggio che intreccia fotografia, suono e memoria documentale.

 

Il fulcro della ricerca di Miraglia si concentra su due tappe fondamentali della produzione di Iodice. La prima è “Mettersi nei panni degli altri”, un’esperienza nata da un laboratorio intensivo svolto nel dormitorio pubblico del Comune di Napoli. In questo contesto, il confine tra attore professionista e ospite della struttura si è fatto labile, quasi trasparente. Miraglia sceglie di non aggredire lo spazio con uno sguardo didascalico; la sua macchina fotografica si sofferma sulle tracce, sulle assenze cariche di presenza. I refettori, i corridoi e i terrazzi del dormitorio non sono solo scenografie, ma diventano organismi viventi che custodiscono il peso del vissuto. Le immagini restituiscono dettagli intimi e presenze fugaci, trasformando il dormitorio in un tempio della memoria collettiva dove l’identità viene riaffermata attraverso l’atto creativo.

 

La seconda parte dell’esposizione indaga “La luna”, un lavoro che sposta l’attenzione sulla potenza narrativa degli oggetti. In questa sezione, la fotografia di Miraglia si fa più dinamica, seguendo il flusso dell’azione scenica che scaturisce da piccoli frammenti di quotidianità. Sono oggetti personali, donati dai partecipanti, a innescare il racconto: un vecchio vestito, una fotografia sbiadita, un utensile diventano “scintille” capaci di generare storie sospese tra la durezza del dolore e il candore della speranza. Qui la fragilità emerge come valore universale, un punto di contatto tra spettatore e interprete mediato dal potere evocativo della materia.

 

“Fragile” si propone come un’esperienza multisensoriale che supera i limiti della parete espositiva. Il percorso è arricchito da un’installazione audio che riproduce estratti sonori dello spettacolo “La luna”, permettendo alle voci e ai respiri dei protagonisti di abitare lo spazio insieme alle immagini. La presenza di testi e materiali d’archivio consultabili trasforma la Sala Assoli in un laboratorio di riflessione critica, dove il pubblico può approfondire la genesi di un teatro che non vuole dare risposte, ma aprire ferite di consapevolezza. È un omaggio a un’umanità che resiste, raccontata attraverso una fotografia che sa farsi ascolto, silenzio e, infine, testimonianza politica di un’infinita delicatezza.