Odissea Sanità a Pozzuoli: cinque mesi di attesa per togliere il gesso
SANITA'
11 marzo 2026
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Odissea Sanità a Pozzuoli: cinque mesi di attesa per togliere il gesso

Il caso denunciato dal deputato Borrelli: un'anziana operata a gennaio alla rotula dovrà restare immobilizzata fino a giugno per la mancanza di appuntamenti al Cup
metropolisweb

La sanità campana finisce nuovamente nel mirino per un paradosso burocratico che colpisce i più fragili. Questa volta lo scenario è l’area flegrea, dove un’anziana donna di Pozzuoli, dopo aver superato con successo un delicato intervento chirurgico, si è ritrovata prigioniera del proprio gesso a causa di liste d’attesa che sfidano la logica medica e il buon senso. Il caso è stato sollevato dal deputato Francesco Emilio Borrelli, destinatario del grido d’aiuto della figlia della paziente, esasperata da un sistema che sembra aver smarrito la capacità di seguire il decorso post-operatorio dei propri assistiti.

 

La vicenda ha inizio a gennaio, quando la donna, una vedova residente a Pozzuoli, cade in casa riportando una frattura scomposta della rotula destra. Viene ricoverata presso il reparto di ortopedia dell’ospedale “Santa Maria delle Grazie”, dove il 30 gennaio i chirurghi eseguono un intervento di riduzione e osteosintesi. Al momento delle dimissioni, il protocollo clinico è chiaro: la gamba viene immobilizzata con una doccia gessata femoro-podalica, con la prescrizione esplicita di rimuovere l’apparecchio e procedere al controllo ortopedico entro 30 giorni. Un termine non casuale, ma necessario per evitare complicazioni circolatorie, atrofia muscolare o rigidità articolari permanenti.

 

Tuttavia, è proprio nel passaggio dalla sala operatoria al territorio che il meccanismo si inceppa drammaticamente. Munita di impegnativa con codice di priorità, la figlia della donna si è rivolta al Centro Unico di Prenotazione (CUP) dell’Asl Napoli 2 Nord, ricevendone una risposta sbalorditiva: la prima data utile per la rimozione del gesso e la visita di controllo è fissata per il mese di giugno. Un’attesa di cinque mesi per un’operazione che i chirurghi dello stesso ospedale avevano ordinato di eseguire entro quattro settimane.

 

“Siamo passati da oltre 40 giorni dall’intervento e mia madre è ancora completamente immobilizzata”, racconta la figlia al deputato Borrelli. “Ha dolori costanti, la gamba presenta problemi visibili e nessuno sembra volersene occupare. Ci rimbalzano da un ufficio all’altro, ma l’unica alternativa che ci viene prospettata è la visita privata, che la nostra famiglia non può assolutamente permettersi”. Un muro di gomma che ha spinto i familiari a tentare contatti diretti con il reparto di ortopedia, senza però riuscire a sbloccare una situazione che sta degenerando in un vero e proprio calvario fisico e psicologico per l’anziana.

 

Sulla questione è intervenuto duramente Francesco Emilio Borrelli, che ha annunciato battaglia istituzionale: “È una situazione vergognosa e inaccettabile. Non si può operare un paziente e poi abbandonarlo a se stesso, ignorando le scadenze cliniche fissate dagli stessi medici della struttura pubblica. Chiederemo chiarimenti immediati alla direzione generale dell’Asl e alla direzione sanitaria del Santa Maria delle Grazie. È necessario che venga garantita immediatamente la rimozione del gesso e l’avvio del percorso di riabilitazione. Non permetteremo che l’inefficienza dei Cup metta a rischio la mobilità e la salute dei cittadini”.