Patrimonio comunale, a Sorrento c’è il via libera al piano «rifatto»
Un piano rivisto, corretto e rimesso nero su bianco dopo rilievi tecnici e verifiche sul patrimonio pubblico. Il riordino degli immobili comunali di Sorrento passa da una delibera che prova a rimettere ordine tra beni disponibili, concessioni e possibili alienazioni, con l’obiettivo dichiarato di valorizzare gli asset dell’ente e di evitare sottostime o situazioni di favore. Il commissario straordinario, con i poteri del Consiglio comunale, ha approvato il Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari per il triennio 2026-2028, un documento che individua gli immobili non strumentali alle funzioni istituzionali e definisce le possibili modalità di utilizzo o dismissione. La delibera arriva però al termine di un percorso tutt’altro che lineare.
I rilievi
La proposta iniziale, infatti, era stata oggetto di rilievi da parte del collegio dei revisori dei conti che aveva chiesto ulteriori approfondimenti istruttori. In particolare, venivano segnalate alcune criticità legate all’assenza di una certificazione sulla non strumentalità di alcuni beni e alla mancata inclusione di specifici cespiti nel piano. Non solo: i revisori avevano sollevato dubbi anche su «alcuni beni il cui valore sembrerebbe incongruo rispetto all’utilizzo indicato». Da qui la decisione di procedere a una revisione complessiva del documento. Le successive deliberazioni commissariali hanno infatti disposto «la revisione integrale del Piano delle Alienazioni e Valorizzazioni Immobiliari» e una ricognizione analitica degli immobili comunali, con la verifica delle condizioni di utilizzo e dei relativi valori economici.
Gli indirizzi
Tra gli indirizzi impartiti agli uffici figurava anche la necessità di «procedere alla ricognizione analitica di tutti i beni occupati, concessi e/o locati» e soprattutto «all’adeguamento dei canoni e delle condizioni economiche ai valori di mercato», con l’obiettivo di rimuovere «ogni situazione che determini sottovalutazione del patrimonio pubblico e agevolazioni improprie in favore di terzi». Il piano, come previsto dalla normativa nazionale, individua i beni non indispensabili alle attività istituzionali dell’ente e li inserisce in un elenco allegato al bilancio di previsione. L’inserimento nel documento produce effetti rilevanti: «l’inserimento degli immobili nel Piano comporta la loro classificazione come patrimonio disponibile dell’Ente» e determina anche la destinazione urbanistica degli stessi, oltre ad avere «effetti dichiarativi della proprietà». Le possibilità di utilizzo sono diverse. Gli immobili potranno essere venduti attraverso procedure pubbliche, ma anche concessi o locati a privati per periodi fino a cinquant’anni, finalizzati a interventi di recupero o riqualificazione. In alternativa potranno essere affidati in concessione oppure conferiti a fondi comuni di investimento immobiliare.
Gli immobili acquisiti dopo abusi
Un punto delicato ha riguardato anche gli immobili acquisiti al patrimonio comunale a seguito di abusi edilizi e mancata demolizione. Su questo fronte gli uffici hanno ritenuto opportuno non inserirli automaticamente nel piano, spiegando che per tali beni è necessaria una valutazione più articolata. Per questo si è deciso di «procedere, allo stato degli atti, all’elaborazione del Piano delle alienazioni e valorizzazioni espungendo i cespiti per i quali non sia stata ancora perfezionata la complessa sequenza procedimentale». L’obiettivo dichiarato dell’amministrazione è anche quello di rafforzare le entrate patrimoniali. Con l’approvazione del piano si prevede infatti di incassare «entrate già previste pari a 790.000 euro» con la prospettiva di incrementare ulteriormente i proventi derivanti dalla gestione e dalla valorizzazione degli immobili. Il documento resta comunque aperto a successive modifiche.

