Referendum: Scontro tra Gratteri e Il Foglio. Il caso investe Csm e Camere Penali
REFERENDUM
11 marzo 2026
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Referendum: Scontro tra Gratteri e Il Foglio. Il caso investe Csm e Camere Penali

Scontro verbale con una cronista sul referendum: "Tireremo su una rete". Chiesta l'apertura di una pratica disciplinare per minacce alla libertà di stampa
Serena Uvale

Il clima intorno al referendum sulla giustizia è sempre più infuocato. Al centro della tempesta c’è il Procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, le cui dichiarazioni rilasciate a una giornalista de Il Foglio hanno innescato una reazione a catena che è arrivata fino ai corridoi del CSM e alle aule del Senato. La miccia è stata accesa da un colloquio telefonico, riportato dal direttore del quotidiano, Claudio Cerasa, in cui Gratteri, interpellato su una presunta (e smentita) posizione elettorale del cantante Sal Da Vinci, avrebbe risposto con toni perentori: «Tanto dopo il referendum con voi del Foglio faremo i conti, tireremo su una rete».

 

Un’espressione che il quotidiano ha interpretato come una minaccia legata alla cosiddetta “pesca a strascico”, scatenando l’immediata levata di scudi di diverse istituzioni. Il primo affondo politico è arrivato dal vicepremier Antonio Tajani. Il leader di Forza Italia ha usato parole pesantissime: «Mi mette paura una dichiarazione del genere. Gratteri può esercitare un potere per reprimere qualcuno, ed è molto grave quando un Procuratore dice che si faranno i conti dopo il voto».

 

Parallelamente, il fronte giudiziario si è mosso con l’iniziativa del consigliere laico del Csm, Enrico Aimi, che ha annunciato la richiesta di apertura di una pratica disciplinare nei confronti del magistrato napoletano. Secondo Aimi, le parole di Gratteri risultano «irriguardose e difficilmente conciliabili» con i principi di equilibrio e misura richiesti a chi ricopre cariche requirenti di tale peso, richiamando inoltre l’appello al confronto civile lanciato recentemente dal Presidente  Sergio Mattarella.

 

Sulla stessa linea il Comitato Camere Penali per il Sì, che ha espresso solidarietà al quotidiano parlando apertamente di «intimidazione verso un organo di stampa». La replica di Nicola Gratteri non si è fatta attendere. Il procuratore ha provato a smorzare i toni, senza però indietreggiare nel merito. «Mi dispiace se l’espressione da me usata in forma concisa non andava bene», ha esordito il Procuratore, rivendicando però il suo diritto a non essere «strumentalizzato».

 

Gratteri ha ricordato di essere lui stesso, da mesi, bersaglio di minacce e procedimenti disciplinari evocati dalla politica, e ha annunciato di voler valutare azioni legali: «L’ordinamento prevede 90 giorni per la querela penale e cinque anni per l’azione civile. Appena avrò tempo valuterò se agire contro i giornali che hanno leso la mia immagine».

 

Il braccio di ferro rimane tesiso. Da un lato la politica e parte dell’avvocatura denunciano un uso “muscolare” della funzione giudiziaria volto a condizionare il dibattito pubblico; dall’altro, uno dei magistrati più esposti d’Italia rivendica la possibilità di difendersi da quello che percepisce come un assedio mediatico sistematico. In mezzo resta il referendum, ormai quasi oscurato da una battaglia di nervi e codici che promette di trascinarsi ben oltre l’esito delle urne.