Il sindaco incorona gli ambasciatori di Napoli. Medaglia a Sal Da Vinci e premio a Luchè
CRONACA
11 marzo 2026

Il sindaco incorona gli ambasciatori di Napoli. Medaglia a Sal Da Vinci e premio a Luchè

Al Maschio Angioino la festa della musica partenopea: un riconoscimento solenne per l'artista e per i protagonisti che hanno dato lustro all'identità culturale napoletana nell'ultima edizione del Festival
Marco Cesaro

Napoli celebra i suoi “ambasciatori” musicali con una solennità che, a tratti, sembra voler rincorrere il clamore delle classifiche più che la profondità della storia culturale. Nella Sala dei Baroni al Maschio Angioino – luogo che ha visto passare secoli di storia politica e civile – il Sindaco Gaetano Manfredi confesce oggi a Sal Da Vinci la Medaglia della Città di Napoli.

 

Si tratta del più alto riconoscimento cittadino, accompagnato dalla menzione speciale “Napoli Città della Musica”, un’etichetta che l’amministrazione comunale sembra ormai voler apporre con generosità su ogni fenomeno capace di scalare le tendenze social o le serate televisive nazionali.L’occasione è il “trionfo” della musica partenopea all’ultima edizione del Festival di Sanremo. Un successo che, per carità, nessuno mette in dubbio in termini di ascolti e gradimento popolare.

 

Tuttavia, la rapidità con cui Palazzo San Giacomo trasforma una kermesse canora in un evento di rilievo istituzionale solleva qualche legittimo interrogativo. Se da un lato è giusto valorizzare il ruolo di Sal Da Vinci come interprete di una tradizione che si rinnova, dall’altro l’impressione è quella di una corsa al “selfie istituzionale” con l’artista del momento, quasi a voler certificare d’ufficio una vitalità culturale che Napoli possiede già da millenni, indipendentemente dalle medaglie. La cerimonia non dimentica nessuno: nel grande abbraccio del Sindaco rientrano anche Luchè, il giovane Mazzariello, i direttori d’orchestra Enzo Campagnoli e Adriano Pennino e il produttore Checco D’Alessio.

 

Un parterre eterogeneo che passa dal rap di periferia alla musica leggera più classica, tutti uniti sotto il marchio della “Napoli che vince”. Ma è proprio qui che si insinua la nota polemica: in una città che combatte quotidianamente con la carenza di spazi reali per la musica dal vivo “dal basso” e con la cronica mancanza di fondi per i conservatori e le piccole realtà associative, queste cerimonie in pompa magna rischiano di apparire come una lucida vetrina elettorale, efficace nello streaming ma povera di ricadute concrete sul tessuto creativo locale.

 

Certamente, Napoli ha bisogno di riconoscersi nei propri talenti, e Sal Da Vinci è indubbiamente un professionista che ha dedicato la vita alla canzone. Ma mentre la diretta streaming prosegue su Facebook e YouTube, resta il dubbio se la Medaglia della Città debba essere un premio alla carriera o se stia diventando un gadget celebrativo per ogni passaggio televisivo fortunato. Forse, tra una targa e l’altra, ci sarebbe bisogno di meno medaglie e più politiche strutturali per chi la musica la fa lontano dai riflettori del Maschio Angioino.