Stangata carburanti, il conflitto fa volare i prezzi. Napoli tra le aree più colpite dai rincari
L’ombra del conflitto internazionale e la speculazione si allungano pesantemente sui serbatoi degli italiani. Un’analisi dettagliata condotta da Altroconsumo ha messo in luce un’impennata verticale dei prezzi di benzina e gasolio nel giro di appena dieci giorni, in coincidenza con l’aggravarsi delle tensioni dopo l’attacco all’Iran. Tra il 25 febbraio, quando i mercati apparivano ancora in una fase di relativa stabilità, e il 5 marzo, a ostilità in corso, i costi alla pompa nelle principali metropoli italiane hanno fatto registrare balzi che arrivano a sfiorare il 6%. Una stangata che colpisce duramente la mobilità urbana, con Milano, Roma, Napoli e Torino che guidano la classifica dei rincari più pesanti lungo le reti stradali cittadine.
Il dossier analizza i prezzi praticati al self-service, evidenziando una dinamica particolarmente aggressiva per quanto riguarda il gasolio. È proprio il diesel a subire i rialzi più consistenti, con percentuali che oscillano tra il 5% e il 6%. In questo scenario, Roma si aggiudica il triste primato del maggior aumento nazionale con un +5,9%, seguita a stretto giro da Milano (+5,5%), Napoli (+5,2%) e Torino (+4,9%). Anche sul fronte della benzina la situazione non è migliore, con rincari medi tra il 3% e il 4%: in questo caso è Milano la città più colpita (+4,1%), seguita dalla Capitale (+3,9%), dal capoluogo campano (+3,3%) e da quello piemontese (+3,1%).
Nonostante le medie nazionali ufficiali si attestino, secondo i dati di Quotidiano Energia riferiti al 5 marzo, a 1,729 euro al litro per la benzina e 1,823 euro per il gasolio, la realtà percepita dagli automobilisti ai singoli distributori è spesso ben più amara. Lo studio sottolinea infatti come, andando oltre il dato statistico medio, lungo lo Stivale si siano osservati picchi preoccupanti che raggiungono i 2,29 euro al litro per la verde e i 2,39 euro per il gasolio. Un fenomeno che l’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy conferma, evidenziando come, sebbene le “punte” oltre i 2,20 euro non siano ancora la norma ovunque, le opportunità di risparmio siano ormai ridotte al lumicino a causa di un allineamento dei prezzi verso l’alto tra i diversi distributori di una stessa provincia.
A livello provinciale, la geografia del caro-carburante vede Crotone come la zona più costosa d’Italia sia per la benzina (1,791 euro/l) che per il diesel (1,882 euro/l). Seguono, per la verde, Palermo e Nuoro, mentre per il gasolio i rincari maggiori si registrano a Bolzano e Trieste. Sul fronte opposto, le isole felici – se così si possono definire in un contesto di crisi – sono Teramo, che risulta tra le più economiche per entrambi i carburanti, insieme ad Asti per la benzina e Catania per il diesel. Si tratta di differenze che tuttavia non bastano a compensare un trend nazionale che rischia di alimentare una nuova spirale inflattiva su tutti i beni di consumo.
Di fronte a questa emergenza, la pressione sulle istituzioni cresce. Altroconsumo è tornata a chiedere con forza un intervento strutturale per mitigare l’impatto sui portafogli delle famiglie, proponendo in particolare una misura forte sull’Iva, che attualmente grava anche sulle accise, generando un effetto di tassazione sulla tassazione. Una richiesta che ha già raccolto il consenso di oltre 226mila cittadini firmatari di una petizione nazionale. Senza un intervento immediato sulla componente fiscale, il rischio è che il pieno diventi un lusso insostenibile per milioni di lavoratori e che i costi di trasporto affossino definitivamente la ripresa economica del Paese.

