Un mistero all’ombra del Vesuvio. «Pompei, la serie» presentata al Festival di Spello
Quando si parla di Pompei, l’immaginario collettivo corre immediatamente alle vestigia archeologiche, alla cenere e al dramma eterno del 79 d.C. Tuttavia, Vincenzo Coccoli ha deciso di scardinare questa visione statica, scegliendo di raccontare la città attraverso una lente contemporanea e spiazzante. Durante l’incontro al Festival del Cinema di Spello e dei Borghi Umbri, il regista ha svelato la genesi di “Pompei la serie“, un progetto che affonda le radici in un riferimento inaspettato: il cult americano “Beverly Hills 90210”. L’idea di partenza era quella di narrare le vite di un gruppo di personaggi all’interno di un perimetro urbano iconico, trasformando Pompei da museo a cielo aperto in un palcoscenico vibrante di dinamiche giovanili, sentimenti e, soprattutto, misteri.
La sfida distributiva della prima stagione è stata vinta grazie all’approdo su Prime Video tramite Cecchi Gori, un passaggio che ha permesso al prodotto di raggiungere un pubblico vasto e trasversale. Se il debutto era stato caratterizzato da toni più leggeri e sfumature romantiche, la seconda stagione segna un cambio di passo deciso verso il genere crime. Coccoli non nasconde la sua predilezione per le tinte fosche del poliziesco, che in questo nuovo capitolo diventano l’asse portante della narrazione. La trama si infittisce, trasformando ogni protagonista in un potenziale sospettato e alzando la tensione emotiva, senza però rinunciare al fascino visivo di location straordinarie.
Proprio il territorio si conferma il valore aggiunto della produzione, in un intreccio che mescola i simboli del potere spirituale a quelli dell’informazione locale. Le riprese hanno toccato luoghi di una suggestione rara, come la fontana nella piazza del Santuario o aree degli scavi archeologici solitamente inaccessibili di notte. Un legame speciale con il tessuto reale del territorio è testimoniato dalla scelta di ambientare alcune scene chiave proprio all’interno della nostra redazione, quella di Metropolis Quotidiano. Le stanze dove ogni giorno nasce la notizia sono diventate, per esigenze di copione, il set naturale per sbrogliare gli intrighi della serie, conferendo al racconto un sapore di autenticità e una vicinanza ancora più stretta con la cronaca e la vita pulsante della comunità stabiese e pompeiana.
Ma la seconda stagione ambisce a una coralità ancora più ampia: il racconto esce dai confini cittadini per abbracciare Napoli, la costiera di Castellammare di Stabia, le alture di Trentinara e la natura selvaggia del Parco Nazionale del Vesuvio. Sul piano del cast, la nuova stagione regala una “chicca” per gli amanti del grande schermo e del teatro partenopeo: il ritorno sul set, fianco a fianco dopo anni, di Rosario Terranova e Gianni Ferreri. Un incontro artistico fortemente voluto da Coccoli, che definisce questa collaborazione come una marcia in più per il progetto, capace di infondere maturità e profondità alle nuove vicende della famiglia Cavalieri. Le ombre che avvolgono questa dinastia non sono destinate a diradarsi facilmente; sebbene alcune dinamiche della prima stagione troveranno risoluzione, nuove questioni irrisolte verranno seminate per alimentare la curiosità del pubblico.
In chiusura, Coccoli ha offerto una riflessione lucida sullo stato dell’arte della serialità italiana. Negli ultimi quindici anni, il formato serie ha progressivamente eroso lo spazio del cinema tradizionale, imponendosi come il linguaggio prediletto dal grande pubblico. In questo scenario, l’Italia – e Napoli in particolare – sta giocando un ruolo di assoluta avanguardia. Il miglioramento tecnico costante e il successo globale di produzioni come “Gomorra”, “L’Amica Geniale” o “Il Commissario Ricciardi” dimostrano che il nostro territorio non è solo un set naturale mozzafiato, ma una vera e propria industria capace di dettare standard qualitativi altissimi a livello internazionale, tra redazioni reali e scavi millenari.

