Blitz anticamorra a Torre Annunziata, arrestato Pasquale Romito: era latitante dal 15 luglio
Era sfuggito al blitz del 15 luglio contro il clan Gionta, ma la sua latitanza si è interrotta questa mattina con l’arresto di Pasquale Romito eseguito dai carabinieri, ritenuto figura chiave degli equilibri criminali oplontini. La cattura chiude una delle falle rimaste aperte dopo l’operazione che aveva già portato in carcere Gemma Donnarumma, moglie di Valentino Gionta, e Gaetano Amoruso, indicato dagli inquirenti tra i vertici della famiglia dei Valentini.
All’appello, da allora, mancavano due nomi pesanti: quello di Romito e quello di Carmine Mariano Savino, che resta ancora irreperibile. Secondo l’impianto accusatorio, Pasquale Romito non avrebbe avuto un ruolo marginale o di supporto, ma una funzione di direzione nella gestione dell’organizzazione durante l’assenza dei capi storici. Insieme a Gaetano Amoruso e Alfredo Savino, avrebbe guidato l’associazione camorristica, stabilendo le linee strategiche del clan, controllando il traffico di droga, disciplinando la divisione dei proventi illeciti e mantenendo i collegamenti con gruppi alleati, tra cui i Gallo-Cavalieri e i D’Alessandro.
Un profilo che gli investigatori collocano ai piani alti della struttura, in una fase delicata per gli assetti interni e per la continuità operativa del sodalizio. Ancora più marcata, nelle carte, la pericolosità attribuita a Carmine Mariano Savino, descritto come uomo di spicco incaricato di deliberare e pianificare agguati armati contro avversari esterni e dissidenti interni.
Un compito che, secondo la ricostruzione investigativa, ne attesterebbe il peso nel braccio armato del clan e nella sua componente più feroce, quella chiamata a intervenire quando si trattava di imporre decisioni con la forza o di soffocare contrasti e ribellioni. Entrambi sono accusati di reati gravissimi e risultano indagati per associazione mafiosa armata ai sensi dell’articolo 416-bis, ma il quadro contestato va oltre e comprende il traffico di armi, la detenzione illegale di armi da guerra e il traffico di stupefacenti.
Per Romito, inoltre, gli inquirenti contestano anche diverse estorsioni aggravate dal metodo mafioso. In un episodio, avrebbe costretto un imprenditore del settore dell’abbigliamento sportivo a consegnare denaro sotto minaccia. In un altro, agendo insieme ad Amedeo Rosario Mas, avrebbe ottenuto mille euro da un barista nell’ambito di un meccanismo estorsivo ritenuto sistematico. Ulteriori addebiti riguardano una seconda estorsione, sempre in concorso, ai danni di un noto stabilimento balneare oplontino, segno di una pressione criminale che, secondo l’accusa, puntava a infiltrarsi nei nodi economici più esposti del territorio. L’arresto eseguito questa mattina rappresenta dunque un nuovo tassello nell’inchiesta che prova a ricostruire catena di comando, affari e rete di alleanze del clan, mentre resta aperta la caccia a Carmine Mariano Savino, ultimo grande assente di quel blitz estivo.
La cattura di Romito restringe ulteriormente il cerchio, ma consegna anche la fotografia di un’organizzazione che, nonostante i colpi subiti, avrebbe continuato a reggersi su ruoli, fedeltà e funzioni ben definite.

