Referendum: Scontro tra Gratteri e Il Foglio. Il caso investe Csm e Camere Penali
Il clima intorno al referendum sulla giustizia è sempre più infuocato. Al centro della tempesta c’è il Procuratore capo di…
Nuova tempesta politica e mediatica attorno al procuratore di Napoli, Nicola Gratteri. Il magistrato, da anni tra i volti più noti della magistratura italiana per le sue inchieste contro la ’ndrangheta e la sua presenza nel dibattito pubblico sulla giustizia, è finito al centro di un acceso scontro dopo alcune frasi rivolte a una giornalista del quotidiano Il Foglio. Parole che, secondo molti esponenti politici e rappresentanti del mondo dell’informazione, avrebbero assunto il tono di un avvertimento nei confronti della stampa.
L’origine della polemica – La vicenda nasce nel pieno della campagna per il referendum sulla riforma della giustizia previsto a marzo. In una trasmissione televisiva su La7 condotta da Massimo Gramellini, Gratteri aveva lasciato intendere che il cantante napoletano Sal Da Vinci – vincitore del Festival di Sanremo 2026 – fosse orientato a votare “No” al referendum. Un’affermazione poi smentita dallo stesso artista. La redazione de Il Foglio ha quindi contattato il procuratore per chiedere chiarimenti. Durante il botta e risposta, però, il tono dell’intervista è cambiato. Rispondendo alla giornalista, Gratteri ha dichiarato: “Se dovete speculare e diffamare persino su Sal Da Vinci, fate pure. Non è un problema. Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti”. A una richiesta di spiegazioni, il magistrato avrebbe aggiunto che “tireremo una rete”. Parole che molti hanno interpretato come un messaggio intimidatorio nei confronti del giornale.
Referendum: Scontro tra Gratteri e Il Foglio. Il caso investe Csm e Camere Penali
Il clima intorno al referendum sulla giustizia è sempre più infuocato. Al centro della tempesta c’è il Procuratore capo di…
Le reazioni politiche – Le dichiarazioni del procuratore hanno scatenato una reazione immediata nel mondo politico. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito le parole “gravissime”, sostenendo che quando un procuratore afferma di voler “fare i conti” con un giornale si rischia di mettere in discussione la libertà di stampa. Solidarietà al quotidiano è arrivata anche da esponenti di vari partiti e da rappresentanti delle istituzioni. Il deputato Enrico Costa ha chiesto un’informativa al ministro della Giustizia Carlo Nordio, mentre il leader di Azione Carlo Calenda ha parlato di parole “inaccettabili per un magistrato”. Sulla vicenda è intervenuto anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, che in un’intervista a Sky TG24 ha sottolineato come simili espressioni, pronunciate da un procuratore della Repubblica, non possano essere considerate semplici opinioni, soprattutto se contengono “un velo neanche tanto sottile di minaccia” nei confronti di un giornalista.
Referendum, è scontro totale tra Gratteri e Nordio: «Il Ministro non sa cos'è la mafia»
NAPOLI, 17 Febbraio 2026 – Non è più solo un confronto accademico o un dibattito tra visioni opposte del diritto:…
La difesa di Gratteri – Di fronte alla polemica crescente, Gratteri non ha smentito le sue parole ma ha ridimensionato il loro significato. In una dichiarazione ha spiegato di conoscere bene cosa significhi essere bersaglio di minacce e di sentirsi a sua volta oggetto di attacchi e campagne contro la sua persona. Il procuratore ha inoltre annunciato che valuterà azioni legali contro quei giornali che ritiene abbiano leso la sua immagine, ricordando che l’ordinamento prevede la possibilità di presentare querela o citazione civile per diffamazione. “Se l’espressione utilizzata in forma concisa non andava bene mi dispiace”, ha aggiunto, sostenendo però di essere spesso strumentalizzato nel dibattito politico.
Il nodo: magistratura, politica e libertà di stampa – La vicenda ha riacceso un tema già molto sensibile nel confronto sulla riforma della giustizia: il ruolo pubblico dei magistrati e il rapporto tra potere giudiziario, politica e informazione. Per molti critici, il problema non riguarda solo una frase infelice ma il fatto che a pronunciarla sia stato il capo della procura di una delle città più importanti d’Italia. Secondo l’ordine dei giornalisti e la Federazione nazionale della stampa, se un magistrato ritiene di essere stato diffamato deve rivolgersi ai tribunali, non lanciare messaggi interpretabili come minacce. Al contrario, i sostenitori di Gratteri parlano di una polemica strumentale e ricordano che il magistrato vive da anni sotto scorta per le sue indagini contro le mafie.
Una polemica destinata a proseguire – Il caso, esploso a pochi giorni dal referendum sulla giustizia, rischia ora di trasformarsi in uno scontro istituzionale più ampio. Tra richieste di chiarimenti al governo, ipotesi di azioni legali e nuove dichiarazioni politiche, la vicenda di Gratteri è diventata l’ennesimo capitolo della tensione tra magistratura, politica e libertà di informazione in Italia.