Business dei farmaci salvavita tra Campania e Calabria, il pm esclude una talpa interna all’ospedale
L'INCHIESTA
12 Marzo 2026
L'INCHIESTA

Business dei farmaci salvavita tra Campania e Calabria, il pm esclude una talpa interna all’ospedale

In conferenza stampa a Reggio Calabria, il magistrato fa luce sull'inchiesta che ha portato a 4 arresti: esclusa la complicità interna al nosocomio di Melito Porto Salvo. Le indagini ora si spostano a Napoli per individuare la rete di ricettazione dei medicinali salvavita.
Pietro Costante

«Una vicenda molto grave, oltre che particolarmente onerosa per le casse pubbliche». Con queste parole il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Borrelli, ha aperto l’incontro con i giornalisti per illustrare i dettagli dell’operazione che ha smantellato una cellula criminale dedita al furto di farmaci oncologici. Borrelli ha sottolineato l’importanza della cooperazione tra diverse magistrature: l’inchiesta reggina è stata infatti condivisa con le Procure di Napoli e Benevento, che hanno agito simultaneamente per eseguire provvedimenti restrittivi nei confronti di un gruppo che aveva la propria base operativa e logistica proprio nel napoletano.

Business dei farmaci salvavita tra Campania e Calabria, il pm esclude una talpa interna all’ospedale

Il business dei farmaci salvavita: smantellata rete criminale tra Calabria e Campania

Mentre il sistema sanitario nazionale lotta contro la carenza di risorse, una ramificata organizzazione criminale aveva trasformato le farmacie ospedaliere…

Indagini tecniche su dati massivi – La sfida investigativa è stata complessa, come spiegato dal capitano Daniele Barbero e dalla pm Chiara Greco. All’epoca dei fatti, nel 2024, le misure di sicurezza del presidio ospedaliero “Tiberio Evoli” di Melito Porto Salvo non erano all’avanguardia. In assenza di moderni sistemi di videosorveglianza interna, i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile hanno dovuto procedere attraverso l’analisi massiva di dati di traffico telefonico e l’incrocio delle celle.È emerso un quadro di “professionismo” criminale: i telefoni utilizzati dai componenti del gruppo erano intestati a cittadini stranieri mai censiti sul territorio nazionale, un espediente per tentare di restare invisibili. Tuttavia, il monitoraggio delle auto e il confronto dei dati tecnici hanno permesso di stringere il cerchio attorno ai quattro soggetti arrestati oggi, che avrebbero agito con formazioni variabili tra aprile e giugno 2024.

 

Esclusa la complicità interna – Un punto fermo messo dal Procuratore Borrelli riguarda l’integrità del personale sanitario locale. Il magistrato ha escluso categoricamente l’esistenza di “basisti” o collaborazioni interne all’ospedale di Melito Porto Salvo. Il gruppo criminale sarebbe riuscito a colpire grazie a sopralluoghi accurati e alla vulnerabilità dei sistemi di difesa dell’epoca, e non per l’appoggio di complici sul territorio calabrese.

 

La rotta verso Napoli: a caccia dei ricettatori – Se la fase dei furti sembra chiusa con gli arresti odierni, resta aperta la partita sulla distribuzione illecita. Il valore dei farmaci sottratti supera il milione di euro, alimentando un mercato nero spregiudicato che specula su patologie gravissime. Su questo fronte, Borrelli ha confermato che il testimone passa ora alla Procura di Napoli. Spetterà ai magistrati partenopei individuare i canali di ricettazione attraverso cui i farmaci salvavita venivano immessi in circuiti illegali, sfruttando la dislocazione territoriale dell’organizzazione criminale insediata proprio nella provincia di Napoli.All’incontro con la stampa hanno partecipato anche il tenente Alessio Santagata e il Comandante provinciale dei Carabinieri, generale Cesario Totaro, a testimonianza della coralità di un intervento che ha restituito un senso di giustizia a un sistema sanitario duramente colpito nei suoi beni più preziosi: i farmaci per la cura dei tumori.