Emergenza corsie: un infermiere su due vittima di violenza. Allarme negli ospedali italiani
SANITA'
12 marzo 2026
SANITA'

Emergenza corsie: un infermiere su due vittima di violenza. Allarme negli ospedali italiani

a Campania tra le regioni con il maggior numero di segnalazioni, mentre il settore pubblico si conferma il fronte più caldo di un conflitto che colpisce soprattutto le donne
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I nuovi dati Fnopi rivelano uno scenario drammatico: nel 2025 registrate 12.000 aggressioni, con una media di sei episodi per ogni operatore colpito. La Campania tra le regioni con il maggior numero di segnalazioni, mentre il settore pubblico si conferma il fronte più caldo di un conflitto che colpisce soprattutto le donne.

 

Il bollettino di una guerra silenziosa
Il 12 marzo 2026, in occasione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari, il quadro che emerge dalle corsie degli ospedali italiani è quello di un vero e proprio bollettino di guerra. I dati raccolti dalla Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche (Fnopi) e consegnati all’Osservatorio nazionale (Onseps) non lasciano spazio a interpretazioni: gli infermieri sono professionisti “in prima linea”, non solo per la cura del paziente, ma anche come bersagli di una rabbia sociale sempre più fuori controllo.

 

I numeri del monitoraggio 2025
La survey condotta a gennaio 2026, che ha coinvolto 6.232 iscritti, scatta una fotografia nitida delle aggressioni subite nel corso dell’anno precedente. Il 44% degli intervistati (2.771 professionisti) ha dichiarato di essere stato vittima di violenza negli ultimi dodici mesi. Il dato più inquietante riguarda la frequenza degli attacchi: il numero totale di episodi rilevati ammonta a 12.000, il che significa che ogni infermiere aggredito ha dovuto subire, in media, sei diversi episodi di violenza nell’arco di un solo anno, con una netta prevalenza della violenza verbale.

 

Profilo delle vittime e settori più colpiti
La maggior parte delle vittime sono donne impiegate nel settore pubblico, una categoria che sconta quotidianamente le carenze strutturali e la pressione del sistema sanitario nazionale. Gli infermieri rappresentano l’88% dei dichiaranti, affiancati da un 2% di infermieri pediatrici. La ripetitività degli episodi crea un ambiente di lavoro tossico e pericoloso, che mina alla base il rapporto di fiducia tra cittadino e istituzione sanitaria, rendendo sempre più difficile l’esercizio della professione in sicurezza.

 

La geografia del rischio e i luoghi dell’aggressione
Il monitoraggio evidenzia una concentrazione critica in alcune regioni specifiche. Campania, Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e Piemonte sono le aree da cui è giunto il maggior numero di testimonianze, segno di un malessere che attraversa l’intera penisola. Non sono solo i Pronto Soccorso a rappresentare un pericolo: le aggressioni si consumano ovunque, dagli ambulatori pubblici ai reparti di degenza, dai servizi territoriali fino agli spazi comuni delle strutture sanitarie, sia interni che esterni.

 

La necessità di un intervento strutturale
La FNOPI sottolinea come sia fondamentale tenere acceso il faro su questo tema attraverso la sensibilizzazione e la promozione di buone pratiche sulla sicurezza. L’attività degli Ordini provinciali diventa quindi cruciale per monitorare i tempi e i luoghi della violenza, fornendo alle autorità strumenti per intervenire. Senza un intervento immediato che tuteli chi cura, il rischio concreto è la fuga dei professionisti dal sistema pubblico, lasciando le corsie ancora più sguarnite e vulnerabili di fronte a un’utenza sempre più aggressiva.