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Tra il 2019 e il 2023, la sanità campana ha sborsato la cifra monstre di 286,8 milioni di euro per risarcire i danni da “malpractice” medica. Il dato emerge da un’indagine puntuale condotta dal Centro studi dell’associazione Fulop, presentata presso il Consiglio regionale della Campania su iniziativa di Michela Rostan, consigliera regionale e componente della commissione Sanità. Lo studio ha analizzato 1.462 sinistri, collocando la Campania all’ultimo posto tra le regioni italiane per l’entità dei risarcimenti erogati, una maglia nera che certifica una gestione dei rischi sanitari ancora lontana dagli standard di efficienza.
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L’impatto sulle liste d’attesa e sui servizi
Oltre ai costi diretti dei risarcimenti, il dossier evidenzia l’esistenza di una “spesa sommersa” legata alle complicanze e agli eventi avversi. Questi episodi hanno comportato degenze ospedaliere aggiuntive stimate in circa 22.400 giorni, con un ulteriore aggravio economico per le casse regionali di circa 15-16 milioni di euro. Secondo la consigliera Rostan, si tratta di una “emorragia continua” di finanziamenti che potrebbero essere dirottati verso necessità urgenti dei cittadini, come l’abbattimento delle infinite liste d’attesa, l’acquisto di macchinari per la diagnosi precoce e il finanziamento di campagne di prevenzione.
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I “punti neri” della rete ospedaliera
L’analisi dei dati, ottenuti tramite 192 richieste di accesso agli atti effettuate dall’associazione Fulop a livello nazionale, restituisce una mappa critica delle strutture campane. L’Asl di Caserta risulta essere l’azienda sanitaria che ha erogato la cifra maggiore, seguita dall’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno, con 70 milioni di euro liquidati in cinque anni, e dall’ospedale Cardarelli di Napoli, con quasi 50 milioni. Tuttavia, il dato potrebbe essere parziale e sottostimato: in Campania ha risposto solo il 45% delle aziende interpellate e, in caso di piena trasparenza, le cifre finali potrebbero risultare raddoppiate.
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Prevenzione e trasparenza come soluzioni
Gran parte dei risarcimenti è legata a criticità che potrebbero essere mitigate con modelli organizzativi più rigorosi. Un esempio eclatante è rappresentato dalle infezioni ospedaliere, che spesso derivano dal mancato rispetto di protocolli igienici basilari, come il semplice lavaggio delle mani auspicato dall’OMS. L’avvocato Raffaele Di Monda, presidente di Fulop, ha inoltre denunciato la scarsa trasparenza delle aziende sanitarie che, violando la Legge Gelli del 2017, omettono di pubblicare i dati sui sinistri. Per l’opposizione, la strada per fermare lo sperpero passa per un adeguamento del personale medico alle reali esigenze dei pazienti e per una gestione manageriale dei fondi pubblici che metta fine alla “stagione della malasanità”.