I bimbi dell’oratorio e del progetto Perisomatos in campo con i giocatori della Juve Stabia
LA STORIA
14 marzo 2026
LA STORIA

I bimbi dell’oratorio e del progetto Perisomatos in campo con i giocatori della Juve Stabia

C’è stato un momento, poco prima del fischio d’inizio, in cui lo stadio ha rallentato il respiro. Non per un gol, non per un’azione spettacolare, ma per un ingresso in campo diverso dagli altri. Davanti ai calciatori, mano nella mano con i loro beniamini, c’erano loro: i bambini dell’oratorio del centro antico di Castellammare di Stabia e quelli del progetto Perisomatos.
Michele De Feo

C’è stato un momento, poco prima del fischio d’inizio, in cui lo stadio ha rallentato il respiro. Non per un gol, non per un’azione spettacolare, ma per un ingresso in campo diverso dagli altri. Davanti ai calciatori, mano nella mano con i loro beniamini, c’erano loro: i bambini dell’oratorio del centro antico di Castellammare di Stabia e quelli del progetto Perisomatos.

 

Piccoli passi sull’erba dello Stadio Romeo Menti, occhi pieni di stupore e orgoglio, mentre sugli spalti si giocava la sfida tra Juve Stabia e Carrarese. Per molti di loro non è stata soltanto una passerella prima della partita. È stata la fotografia di un percorso che dura da mesi, costruito con pazienza e passione nel cuore del centro antico della città.

 

Qui, tra vicoli stretti e case addossate, l’oratorio è diventato un presidio educativo e sociale. Gestito interamente da volontari, accoglie oltre 150 bambini impegnati ogni settimana tra scuola calcio, danza e attività di doposcuola. Un piccolo mondo in cui lo sport diventa occasione di crescita e alternativa concreta alla strada.

 

Negli ultimi mesi il legame con la Juve Stabia si è fatto sempre più forte. I bambini hanno già accompagnato i loro idoli in diverse partite casalinghe e, in più di un’occasione, i giocatori e lo staff gialloblù hanno varcato la porta del campetto dell’oratorio per incontrarli, allenarsi con loro e condividere un pomeriggio lontano dai riflettori.

 

«Per questi ragazzi entrare in campo è molto più di un sogno calcistico», racconta il responsabile dell’oratorio Massimo Caner. «È la dimostrazione che qualcuno crede in loro, che il loro impegno quotidiano ha un valore. In quartieri difficili basta poco per cambiare la prospettiva di un bambino». Accanto ai piccoli dell’oratorio, ieri pomeriggio, c’erano anche i bambini del Progetto Perisomatos, una realtà che da anni si occupa di assistere minori con disturbo dello spettro autistico e non. Il progetto è seguito dalle dottoresse Vincenza Varone e Lourdes Todisco, che nel campetto dell’oratorio portano avanti da tempo l’iniziativa “Papà insegnami a fare gol”.

 

«Momenti come questo hanno un valore enorme», spiegano le due professioniste. «Per i nostri bambini lo stadio diventa uno spazio di normalità e condivisione. È un modo per dimostrare che lo sport può davvero essere uno strumento di inclusione». Così, quando le squadre hanno raggiunto il centro del campo e i piccoli accompagnatori si sono voltati verso gli spalti, per un istante la partita è passata in secondo piano. Perché in quei passi incerti, in quelle mani strette ai calciatori, c’era molto più di un rito pre-partita: c’era il racconto di una città che prova a costruire futuro partendo dai suoi bambini.