Campania, i ragazzini nelle mani della camorra
IL RAPPORTO SAVE THE CHILDREN
15 marzo 2026
IL RAPPORTO SAVE THE CHILDREN

Campania, i ragazzini nelle mani della camorra

La Campania e Napoli occupano un posto di primo piano in una "geografia della violenza" che non è omogenea, ma che vede nel Mezzogiorno i picchi più preoccupanti.
Vincenzo Lamberti

Non è solo cronaca, è un grido profondo che arriva dai vuoti educativi delle nostre periferie. Il rapporto “(Dis)armati” di Save the Children fotografa un’adolescenza sempre più violenta nelle modalità, ma psicologicamente fragile. In questo scenario, la Campania e Napoli occupano un posto di primo piano in una “geografia della violenza” che non è omogenea, ma che vede nel Mezzogiorno i picchi più preoccupanti.

Cosa dice il rapporto.

I recenti episodi di violenza che hanno coinvolto minori e giovani raccontano un fenomeno complesso che non può essere affrontato con allarmismi, clamore mediatico e risposte solo punitive. È invece urgente accendere i riflettori sul disagio diffuso tra gli adolescenti, che trova spazio nei vuoti educativi e relazionali e nei contesti in cui la violenza prende forma. Per comprenderne le cause più profonde serve uno sguardo ampio che consideri fattori individuali, familiari e di contesto, e fornisca risposte efficaci alla radice, in quel vuoto che va riempito con risposte educative, di recupero e di attenzione del mondo adulto e istituzionale, accompagnando i giovani in un percorso di responsabilizzazione. Dall’analisi contenuta nel rapporto “(Dis)armati, un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile, tra percezione e realtà”, realizzata dal Polo Ricerca di Save the Children con il sostegno di Fondazione Iris Ceramica Group ETS e diffuso oggi, emerge un quadro frastagliato che da un lato fotografa i cambiamenti nell’intensità e nelle modalità della violenza agita dagli adolescenti, da soli o in gruppo, dall’altro segnala l’aumento della permanenza prolungata dei minori nel sistema penale di giustizia minorile, anche in seguito all’attuazione del Decreto Caivano.

Napoli e il “modello” Caivano: l’impatto sul sistema penale

Il rapporto analizza gli effetti del cosiddetto “Decreto Caivano” (DL 123/2023), nato proprio in risposta ai fatti di cronaca dell’hinterland napoletano.

Le conseguenze sono scritte nei numeri:

Carcere più lungo: Si registra un aumento della permanenza prolungata dei minori nel sistema penale.

Meno alternative: L’accesso alle misure alternative alla detenzione è stato drasticamente ridotto.

Identikit: Il 73% dei minori coinvolti ha tra i 14 e i 17 anni, mentre l’1% ha meno di 14 anni (soglia dell’imputabilità).

La Campania e l’ombra della Criminalità Organizzata

Un dato particolarmente inquietante riguarda il coinvolgimento dei giovanissimi nelle reti dei clan:

Associazione mafiosa: Nel primo semestre del 2025, sono già 46 i minori denunciati o arrestati per questo reato. Un dato che suggerisce una crescita preoccupante rispetto ai 49 casi dell’intero 2024.

Il paradosso del numero: Mentre calano le segnalazioni totali ai servizi sociali (da 23.000 nel 2004 a 14.220 nel 2024), aumenta la gravità dei reati e il numero di chi entra effettivamente in carcere (23.862 giovani in carico agli USSM).Una regione armata: il boom del porto abusivoNapoli è citata tra le città metropolitane dove la violenza si è fatta più “immediata e visibile”, spesso amplificata dai social media.

Armi bianche e da fuoco: A livello nazionale, ma con forte incidenza in Campania, i minori segnalati per porto abusivo di armi sono passati da 778 (nel 2019) a 1.946 nel 2024.

Il picco 2025: Solo nel primo semestre del 2025 si sono registrati 1.096 casi, confermando che girare armati è diventato per molti ragazzi napoletani un simbolo di “potere” o una ricerca di sicurezza dettata dal nervosismo.La diagnosi: fragilità emotiva e vuoti educativiIl rapporto sottolinea che dietro rapine (raddoppiate in 10 anni: 3.968 nel 2024) e lesioni personali (4.653 casi), si nasconde uno “svuotamento affettivo”.

Gli adolescenti sono “armati” fuori ma “disarmati” dentro: spaventati da un mondo esterno percepito come pericoloso e imprevedibile.