I supereroi che regalano sorrisi ai bambini ricoverati nei reparti oncologici
Nel silenzio ovattato dei reparti di oncologia pediatrica, dove ogni respiro pesa e ogni attesa sembra infinita, accade qualcosa che rompe la gravità dell’aria: un mantello colorato entra in stanza, una maschera sorride, un supereroe si avvicina a un bambino che lotta contro un tumore.
Non è un personaggio dei fumetti, ma un volontario. Una persona in carne ed ossa che sceglie di trasformarsi per donare un frammento di leggerezza a chi sta affrontando la prova più dura. Entra in punta di piedi. Con un carico di coraggio, forza ed umanità quella che spesso porta tanti a voltarsi dall’altra parte.
Ma per Ciro Ambrosini, presidente dei Supereroi dell’Associazione Age (associazione italiana genitori) Mugnano ed Area Nord, donare sorrisi «è una missione». Lui assieme ad altri supereroi ha deciso di dedicare il suo tempo libero ad un impegno che ha un peso importante e racconta, ospite negli studi di Talk_Metropolis, la sua scelta provando a trasmettere emozioni per le quali il cuore batte a mille e trattenere le lacrime diventa davvero difficile.
Ma mentre Ciro percorre le corsie degli ospedali partendo dalla Campania e poi di tutto lo stivale con il suo vestito di DeadPol «il personaggio che rispecchia in toto tutte le mie caratteristiche» spiega, ci sono altri supereroi.
Non indossano maschere ma solo un camice bianco, sono i ricercatori: rinchiusi spesso per ore, giorni, mesi nei laboratori degli istituti di ricerca non si conosce nemmeno il loro volto.
Tra questi c’è la dottoressa Nicolina Cristina Sorrentino, Phd Ricercatore e Responsabile della Unità di Istopatologia Tigem di Pozzuoli per la Fondazione Telethon. Due volti, due nomi, due protagonisti che per seppur con ruoli diversi insieme «combattono il mal».
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Le loro testimonianze negli studi di Metropolis diventano un messaggio importante che spinge da un lato a smuovere le coscienze e a portare fuori mondi che spesso sono solo dei singoli e dal lato opposto a lanciare un appello a sostenere le attività di ricerca.
«Il Tigem si occupa si occupa a studiare quelli che sono i meccanismi della genetica, delle malattie rare anche se il motto di Telethon è quello di trovare una cura per tutti i pazienti affetti da una patologia senza alcuna differenza e l’intento è quello di poi trovare una cura da sottoporre».
Ricerche che vanno avanti da anni grazie ad un team di ricercatori e professionisti e sotto la guida del professore Alberto Auricchio. Tanti i risultati portati avanti e tanti ancora quelli che potranno, si spera presto, regalare una occasione in più di cura. E mentre c’è chi ricerca e studia c’è chi invece ha il compito di alleviare cure, dolori, momenti di sconforto in quei reparti che spesso, per anni, diventano casa per tante famiglie.
E ad occuparsi di questo ci pensa invece Ciro Ambrosini e il suo tema di supereroi: questi volontari non portano superpoteri, ma qualcosa di più raro: la capacità di restituire normalità in un luogo dove nulla è normale. «Con un gesto semplice — un costume, una battuta, un gioco improvvisato — cerchiamo di creare un varco nella paura e andiamo via solo quando l’ultimo bambino ci sorride».
Per qualche minuto, il bambino non è un paziente, ma un piccolo alleato nella missione di salvare il mondo. E i genitori, che da giorni o mesi vivono sospesi tra speranza e angoscia, ritrovano un respiro più ampio, un sorriso che credevano di aver smarrito. Il loro lavoro è fatto di ascolto, delicatezza e presenza.
Entrano nelle stanze senza invaderle, rispettando il ritmo di chi soffre. Sanno che ogni bambino ha un modo diverso di affrontare la malattia: c’è chi si illumina alla vista di Spiederman, Batman, chi preferisce un abbraccio silenzioso da un supereroe meno rumoroso, chi ha bisogno di ridere forte per sentirsi ancora vivo. E loro si adattano, si modellano, diventano ciò che serve in quel momento.
Accanto ai piccoli pazienti ci sono i genitori, figure che portano negli occhi notti insonni e nel cuore una forza che non sapevano di avere. «Vederli sorridere mentre il loro bambino si lascia andare a un gioco, anche solo per un istante, è un sollievo che scioglie tensioni accumulate». È come se qualcuno ricordasse loro che, nonostante tutto, la vita continua a trovare spiragli per entrare.
Il valore di Ciro e di Cristina non sta solo nel travestimento o nella ricerca, ma nel messaggio che incarnano: nessuno è solo nella battaglia. La malattia può essere feroce, ma la comunità che si stringe attorno ai bambini e alle loro famiglie lo è di più.
Ogni visita di un camice bianco, ogni ora passata a ricercare, ogni risata, ogni foto scattata con un supereroe diventa un tassello di coraggio che aiuta ad andare avanti. In un luogo dove la fragilità è quotidiana, questi uomini e donne ricordano che la speranza non è un concetto astratto: è un gesto concreto, un sorriso regalato, un mantello che svolazza mentre un bambino torna, anche solo per un attimo, a sentirsi invincibile.

