Camorra e cybercrime: salvata “in extremis” una dipendente bancaria
LOTTA AL CRIMINE
16 marzo 2026
LOTTA AL CRIMINE

Camorra e cybercrime: salvata “in extremis” una dipendente bancaria

L'inchiesta della DDA di Napoli rivela la tregua strategica tra i Mazzarella e i Licciardi per la gestione di un hacker specializzato. Sventato un colpo ai danni di una bancaria grazie all'intervento della sicurezza aziendale
Marco Cirillo

Le logiche del profitto digitale abbattono le barriere delle rivalità storiche tra i clan di camorra. È quanto emerge dall’operazione condotta dai Carabinieri e dalla DDA di Napoli che ha portato all’esecuzione di 16 misure cautelari, svelando un sistema di truffe informatiche capace di generare volumi d’affari enormi e di infiltrare anche settori professionali specializzati.

Camorra e cybercrime: salvata “in extremis” una dipendente bancaria

Cyber-camorra: colpo al clan Mazzarella, 16 arresti per maxi truffe online

Sedici arresti, un milione di euro sequestrati e una centrale delle truffe capace di incassare 300mila euro al giorno. È…

Il cuore dell’indagine ruota attorno a un hacker legato al clan Licciardi, una figura tecnica talmente efficace da essere “autorizzata” dai propri vertici a lavorare per i rivali del clan Mazzarella. Secondo quanto illustrato dal procuratore aggiunto Sergio Amato durante la conferenza stampa in Procura, il giovane esperto rappresentava una risorsa talmente preziosa da imporre una tregua strategica tra le due organizzazioni. Nonostante i rapporti tesi e la storica inimicizia, i Mazzarella hanno chiesto e ottenuto il “nullaosta” dai Licciardi per avvalersi delle competenze del venticinquenne, definendo una nuova forma di diplomazia criminale basata sullo scambio di asset tecnologici.

Camorra e cybercrime: salvata “in extremis” una dipendente bancaria

Cyber-camorra: colpo al clan Mazzarella, 16 arresti per maxi truffe online

Sedici arresti, un milione di euro sequestrati e una centrale delle truffe capace di incassare 300mila euro al giorno. È…

L’estrema sofisticazione del gruppo è testimoniata da un episodio chiave dell’inchiesta: il tentativo di truffa ai danni di una dipendente di banca. La donna, nonostante l’esperienza nel settore, è stata indotta dai raggiri della banda a un passo dal disporre un bonifico di una cospicua somma di denaro. Il colpo è fallito solo per un dettaglio temporale: un dubbio dell’ultimo secondo ha spinto la vittima a contattare telefonicamente un consulente della sicurezza del proprio istituto di credito, che ha riconosciuto l’anomalia bloccando l’operazione “sul filo di lana”.

Camorra e cybercrime: salvata “in extremis” una dipendente bancaria

In Campania aumentati del 30% i cyber attacchi alle aziende

In Campania gli episodi di cybercrime contro le aziende in 4 anni sono cresciuti del 29,2 per cento quasi in…

L’organizzazione agiva attraverso una centrale operativa localizzata a Napoli Est, strutturata come un vero e proprio ufficio della frode. Dalle intercettazioni è emerso che il gruppo non si limitava a colpire profili privati vulnerabili, ma puntava a obiettivi di alto profilo, riuscendo a movimentare tra i 200 e i 300 mila euro al giorno. Il modello di business prevedeva due distinti modus operandi, basati sulla capacità dell’hacker di superare i protocolli di sicurezza e sulla dialettica dei “telefonisti”, addestrati a manipolare le vittime.

 

Il procuratore Amato ha sottolineato come questa indagine offra uno spaccato inedito sulle dinamiche del crimine organizzato moderno. Nei periodi di assenza di conflitti aperti, i clan preferiscono la cooperazione tecnica alla guerra di strada, trasformando le competenze informatiche in una merce di scambio politica e finanziaria. L’operazione ha permesso di colpire figure apicali dei Mazzarella, tra cui Ciro e Michele Mazzarella, confermando che il settore delle truffe online non è più una branca marginale della malavita, ma un asset centrale del fatturato delle mafie contemporanee.