Delitto Zurlo, l’inchiesta non è chiusa: ombre sui mandanti
L’inchiesta sul delitto di Carmine Zurlo, 29 anni, commesso a Gragnano il 14 marzo 2022, è tutt’altro che chiusa. Così come quella relativa agli attuali equilibri della camorra sui Monti Lattari.
Le perquisizioni
I carabinieri della compagnia di Castellammare, nel giorno del maxi blitz che portò all’arresto dei due presunti sicari del giovane, hanno effettuato una perquisizione nella casa del boss Francesco DI Martino, alias zi’ ciccio ‘e burraccione.
Un blitz, quello effettuato nell’abitazione dello zio della vittima e indagato a piede libero per il delitto del nipote, che non ha riportato esiti ai fini investigativi. Ma gli inquirenti sono a caccia di indizi anche per ricostruire l’attuale posizione del pluripregiudicato nelle gerarchie della camorra dei Monti Lattari.
Francesco Di Martino è il cugino del padrino Leonardo o’lione, e secondo la Dda sarebbe uno dei fondatori storici del ramo pimontese della multinazionale del crimine con roccaforte a Iuvani. L’omicidio di Carmine Zurlo, per la Dda, potrebbe essere stato deciso proprio internamente al clan Di Martino.
Controlli sui telefoni
Nei giorni scorsi la Dda ha ordinato di eseguire gli accertamenti tecnici sui telefoni sequestrati ad Antonio Chierchia e Raffaele Scarfato, i due «migliori amici» del 29enne finiti in manette tre settimane fa con l’accusa di aver ammazzato e poi fatto sparire il corpo di Carmine Zurlo.
Nel giorno dell’arresto i carabinieri della compagnia di Castellammare hanno sequestrato i cellulari dei due ragazzi che ora verranno messi a disposizione degli inquirenti per cercare nuovi indizi sulle dinamiche del delitto. Ma non solo. Gli inquirenti stanno mandando avanti le indagini anche per definire l’eventuale vicinanza di Chierchia e Scarfato al clan Afeltra- Di Martino, la cosca egemone dei Monti Lattari di cui faceva parte, secondo l’Antimafia, anche la vittima, Carmine Zurlo.
Entrambi gli indagati per l’omicidio, e va detto, non hanno mai riportato condanne per associazione a delinquere di stampo camorristico.
Le parentele scomode
Per ora segnato sul taccuino degli investigatori c’è la sola parentela «scomoda» dei due ragazzi con Raffaele Afeltra, alias ‘o burraccione, considerato il boss di Pimonte e fondatore della cosca insieme a Francesco Di Martino. Secondo la Dda infatti il pluripregiudicato sarebbe stato presente all’esecuzione della sentenza di morte del nipote, ma al momento non ci sono prove per dimostrare questa tesi.
Da quanto emerge dalle indagini Carmine Zurlo sarebbe stato ucciso perchè avrebbe trattenuto per sè una quota di 130mila euro su un’estorsione. Denaro che sarebbe dovuto finire nelle casse di un clan di Castellammare. Lo sgarro avrebbe «costretto» i reggenti dell’organizzazione criminale dei Lattari a punire Carmine Zurlo in maniera esemplare e crudele. Per l’accusa la mattina del 14 marzo del 2022 Raffaele Scarfato in sella ad uno scooter avrebbe seguito da Pimonte sino alla zona di Sigliano a Gragnano Carmine Zurlo che era uscito dalla suo abitazione.
Il ragazzo avrebbe fermato la vittima invitandolo a seguirlo sino ad un terreno riconducibile alla famiglia Di Martino in via Sanzano.
Il delitto
Arrivati sul posto Zurlo sarebbe sceso dalla sua auto e Chierchia gli avrebbe sparato un colpo di pistola alla testa senza lasciargli scampo. Una scena che sarebbe stata vista da un pastore trovatosi nei pressi del luogo dell’omicidio per puro caso.
Nel 2024, conversando con un amico (il colloquio è stato intercettato), avrebbe rivelato i dettagli del delitto ammettendo anche di essere stato minacciato di morte da Scarfato e Chierchia affinché rimanesse in silenzio. Tra il 14 marzo e il 16 marzo il corpo di Zurlo sarebbe stato fatto sparire. I due indagati, durante l’interrogatorio di garanzia, in lacrime di fronte al gip, hanno dichiarato di non aver ammazzato Zurlo.

