Dissesto idrogeologico, allarme dagli esperti: la Campania sempre più a rischio
La Campania è tra le regioni italiane più esposte ai fenomeni di dissesto idrogeologico. Secondo il rapporto 2024 dell’ISPRA, infatti, il 94,5% dei Comuni italiani è interessato da frane, alluvioni ed erosione del suolo, e nel territorio campano i rischi risultano particolarmente elevati. Negli ultimi anni, fenomeni di dissesto e frane hanno colpito diverse province, sottolineando l’urgenza di interventi mirati e una pianificazione più attenta.
Di questi temi si è discusso venerdì a Catania, durante la giornata di studio “Territori tra rischio e valorizzazione: progettazione e prevenzione del rischio idrogeologico”, organizzata dall’Ordine degli Architetti PPC di Catania. All’incontro hanno partecipato architetti, geologi, tecnici e rappresentanti delle istituzioni, con focus anche sui casi campani più significativi.
Paolo Mozzicato, presidente dell’Ordine dei Geologi di Sicilia, ha sottolineato la necessità di un approccio coordinato e strutturale: «La Campania, come altre regioni italiane, è fortemente predisposta a questi fenomeni. Per contrastarli servono monitoraggio costante, pianificazione sostenibile e interventi mirati».
Durante l’incontro si è parlato anche di esperienze concrete: in Campania, come nel caso di frane storiche e alluvioni, gli interventi di consolidamento del territorio hanno dimostrato come azioni tempestive possano prevenire crolli e danni alle comunità.
Alessandro Amaro, presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Catania, ha evidenziato l’importanza di pianificare la città futura, riducendo il carico urbanistico nelle aree più fragili e promuovendo la riqualificazione delle aree esistenti. Il cambiamento climatico rende indispensabile considerare il rischio idrogeologico già dalle prime fasi della progettazione, ha ricordato Melania Guarrera, presidente della Fondazione dell’Ordine Architetti PPC di Catania.
Un altro tema centrale emerso è il rapporto tra conoscenza tecnica e decisioni amministrative. Venerando Russo, architetto e ingegnere con esperienza nella pubblica amministrazione, ha sottolineato come molte criticità del territorio campano siano note da anni, ma gli interventi vengano spesso rimandati perché poco visibili sul piano politico.
Il dibattito ha affrontato anche la tutela del patrimonio culturale locale, con l’architetto Francesco Finocchiaro dell’Archeoclub d’Italia che ha sottolineato l’importanza di catalogare e digitalizzare beni culturali delle comunità locali, anche nelle piccole realtà come Niscemi, per preservare la memoria storica.
Infine, si è parlato di piani di emergenza efficaci e condivisi con i cittadini, come ha spiegato Antonio Cerbone, tesoriere dell’Ordine degli Architetti PPC di Napoli: «Il piano di emergenza deve essere uno strumento operativo, non un semplice documento, e servire a informare i cittadini sui rischi e le misure da adottare».
A chiudere l’incontro, da remoto, l’architetto Paolo Colonna del Renzo Piano Building Workshop ha ricordato il concetto di “rammendo delle periferie” elaborato da Renzo Piano, evidenziando che la sfida per le città fragili, comprese quelle campane, non è espandersi ma rigenerare l’esistente, migliorando gli spazi pubblici e rafforzando il legame tra città e territorio. Tra le proposte anche concorsi di architettura nazionali e internazionali per stimolare progettualità di qualità.
«Il futuro di una città – ha concluso Colonna – nasce quando visione, competenza e onestà camminano insieme».

