Napoli, il sistema truffe del clan: un esercito di tossici al servizio della camorra
LOTTA AL CRIMINE
16 marzo 2026
LOTTA AL CRIMINE

Napoli, il sistema truffe del clan: un esercito di tossici al servizio della camorra

L'inchiesta che ha smantellato l'imponente giro d'affari del clan Mazzarella
Andrea Ripa

Un meccanismo studiato nei dettagli, alimentato da dati bancari sensibili e da una rete di conti correnti aperti usando persone vulnerabili. È il quadro che emerge dalle indagini dei carabinieri e della Direzione distrettuale antimafia che hanno colpito un’organizzazione criminale legata al Clan Mazzarella con 16 misure cautelari eseguite a Napoli. A svelare i retroscena è un collaboratore di giustizia, un ex elemento di spicco della criminalità organizzata partenopea, che ha raccontato agli investigatori come funzionava il sistema per svuotare i conti correnti delle vittime. “Ingaggiavamo dei tossici e li utilizzavamo per aprire i conti correnti”, ha spiegato il pentito. Persone fragili venivano reclutate per intestarsi nuovi conti bancari e partecipare alle procedure di riconoscimento facciale richieste dagli istituti di credito. Su quei conti confluivano poi i soldi sottratti alle vittime.

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Il ruolo del “polacco” – Secondo il collaboratore, la figura chiave dell’organizzazione era un uomo soprannominato “il polacco”, descritto come il regista del sistema di truffe. “Gira su una Mustang”, avrebbe riferito il pentito agli investigatori, indicandolo come il punto di riferimento operativo dell’intero meccanismo.

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Liste segrete comprate in banca – Uno degli aspetti più inquietanti riguarda l’origine dei dati utilizzati per individuare le vittime. L’organizzazione, secondo quanto emerso, acquistava liste con informazioni riservate provenienti da ambienti bancari. “Contenevano numero di telefono, numero di conto e perfino il saldo disponibile”, ha raccontato il collaboratore. Informazioni preziose che permettevano ai truffatori di individuare le prede e preparare la telefonata.

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La telefonata e il codice OTP – Il metodo era sempre lo stesso: una chiamata al correntista fingendosi operatori bancari o addetti alla sicurezza. Durante la conversazione, la vittima veniva indotta a comunicare il codice OTP appena ricevuto sul proprio telefono. Quel codice consentiva ai criminali di autorizzare l’operazione e trasferire immediatamente il denaro sui conti correnti aperti con i prestanome. “Chiamavamo la persona, chiedevamo l’OTP e poi i soldi sparivano”, ha sintetizzato il pentito. L’indagine Le rivelazioni del collaboratore hanno contribuito a ricostruire il sistema e a portare al blitz che ha smantellato una parte della rete. Gli investigatori stanno ora verificando l’eventuale coinvolgimento di altri soggetti, compresi possibili intermediari che avrebbero fornito i dati bancari. L’inchiesta conferma ancora una volta come la criminalità organizzata stia affiancando alle attività tradizionali nuove forme di frode digitale, sfruttando tecnologia, banche online e informazioni riservate per colpire i risparmi dei cittadini.