Scafati, dichiarato inammissibile l'appello contro l'assoluzione di Aliberti
Scafati. La Corte di Appello di Salerno ha dichiarato inammissibile l’appello della Procura della Repubblica di Salerno che aveva impugnato…
«Inammissibile e non recuperabile». È uno dei passaggi contenuti nelle 23 pagine di motivazione della sentenza con cui la Corte d’Appello di Salerno ha ritenuto di non procedere con il ricorso presentato dall’Antimafia di Salerno contro Pasquale Aliberti e gli altri imputati, già assolti nel novembre 2024 nell’ambito del processo sul presunto voto di scambio a Scafati denominato Sarastra. La linea del collegio difensivo è passata perché l’appello sarebbe stato proposto con il vecchio metodo cartaceo e non secondo le nuove normative della legge Cartabia, che prevedono il deposito telematico degli atti. A sostegno di questa tesi sono state richiamate anche due sentenze della Corte di Cassazione, allegate al ricorso dall’avvocato Costantino Cardiello, difensore di Monica Paolino, ex consigliere regionale di Forza Italia e moglie di Pasquale Aliberti. Secondo gli avvocati degli imputati, la Direzione distrettuale antimafia avrebbe sbagliato a presentare ricorso contro le assoluzioni pronunciate dai giudici nocerini, non rispettando le disposizioni della riforma Cartabia.
Scafati, dichiarato inammissibile l'appello contro l'assoluzione di Aliberti
Scafati. La Corte di Appello di Salerno ha dichiarato inammissibile l’appello della Procura della Repubblica di Salerno che aveva impugnato…
Per questo motivo l’istanza è stata ritenuta nulla proprio per le modalità con cui è stata depositata. Alla sbarra c’erano Pasquale Aliberti, il fratello Nello Maurizio Aliberti, la moglie Monica Paolino, Roberto Barchiesi, Giovanni Cozzolino e Ciro Petrucci. Nella valutazione delle singole posizioni, l’Antimafia aveva sostenuto che Pasquale Aliberti fosse il vero «dominus» dell’intera operazione relativa al presunto patto elettorale politico-mafioso concluso con il clan Loreto-Ridosso, sia per le elezioni comunali del 2013 sia per quelle regionali del 2015. Il fratello dell’ex sindaco, Nello Maurizio Aliberti, secondo l’accusa, avrebbe contribuito a quel patto facendo in alcuni momenti da intermediario e comunque da uomo di assoluta fiducia del fratello, incaricato anche di controllare e garantire il buon esito dell’accordo.
La Corte d’Appello, nel ritenere inammissibile e non recuperabile il ricorso dell’Antimafia, scrive che dagli atti processuali non è emersa con certezza l’esistenza di un accordo con scambio di voti e appalti con il clan nel 2013. Ancora meno, secondo i giudici, sarebbe emersa una concreta prova, sotto forma di un vero e proprio «contratto» con modalità mafiose, di un analogo patto nelle elezioni regionali del 2015 sempre con Aliberti, senza considerare che un eventuale accordo avrebbe dovuto coinvolgere almeno formalmente anche la candidata e imputata Monica Paolino. Assolutamente carente è stato giudicato anche il quadro probatorio raccolto a carico della moglie di Aliberti. Secondo la Corte, non solo non è stata accertata una reale condotta attribuibile all’imputata, ma non è emerso neppure un concreto indizio che potesse dimostrare la sua consapevolezza di un accordo intervenuto tra il clan e il marito già nel 2013 e che tale accordo fosse stato eventualmente perpetuato nel 2015 per favorire la sua candidatura.
La Corte d’Appello conclude richiamando un passaggio della Cassazione sulle nuove normative in materia di deposito telematico: «La Suprema Corte ha sottolineato che le nuove norme, che disciplinano il deposito telematico degli atti e che, come sempre accade nei momenti di passaggio da un sistema più vetusto ma sperimentato a uno più innovativo ma meno conosciuto, possono determinare inconvenienti e momenti di difficoltà, sono finalizzate a raggiungere il primario obiettivo pubblicistico dell’efficienza del processo penale nel suo complesso, obiettivo che trascende, senza tuttavia comprimerlo eccessivamente, l’interesse delle singole parti del processo stesso».