Strage di via Fani, Casola ricorda Raffaele Iozzino: «Un esempio di coraggio che attraversa le generazioni»
LA CERIMONIA
16 marzo 2026
LA CERIMONIA

Strage di via Fani, Casola ricorda Raffaele Iozzino: «Un esempio di coraggio che attraversa le generazioni»

Il ricordo nella chiesa del paese, presente il procuratore generale di Napoli Aldo Policastro: Ai giovani dico: custodite la legalità non come un vincolo, ma come una forma alta di libertà e dignità personale»
Michele De Feo

A Casola di Napoli il ricordo di Raffaele Iozzino non è soltanto una ricorrenza istituzionale, ma un momento di memoria condivisa che attraversa generazioni. A 48 anni dall’agguato di via Fani, la comunità si è ritrovata nella chiesa del paese per commemorare l’agente della Polizia di Stato ucciso il 16 marzo 1978 durante il rapimento dello statista democristiano Aldo Moro.

Quel giorno, in via Fani a Roma, il commando delle Brigate Rosse attaccò l’auto che trasportava Moro, uccidendo i cinque uomini della scorta. Tra loro c’era anche Raffaele Iozzino, 25 anni, originario proprio di Casola di Napoli, diventato nel tempo uno dei simboli del sacrificio delle forze dell’ordine negli anni più bui del terrorismo. Alla cerimonia, organizzata dall’amministrazione comunale del paese dei Lattari,  hanno preso parte autorità civili, militari e religiose, cittadini e una rappresentanza degli studenti dell’istituto “Felice Greco”, coinvolti in un percorso di riflessione sulla memoria e sulla legalità.

 

Presente anche il Procuratore generale di Napoli, Aldo Policastro, che nel suo intervento ha sottolineato il valore civile della commemorazione. «Partecipare a questa giornata non è soltanto un dovere istituzionale, ma anche un momento di profonda emozione», ha detto Policastro. «Il 16 marzo 1978 resta una ferita profonda della nostra storia repubblicana. Ricordare Raffaele Iozzino significa riaffermare i valori della giustizia, della legalità e della democrazia». Il magistrato ha poi ricordato la figura del giovane agente, morto a soli venticinque anni mentre tentava di reagire all’assalto del commando terroristico. «Era un ragazzo figlio di questa terra, che portava nel sorriso la speranza di un futuro onesto e utile alla comunità», ha aggiunto Policastro, indicando nel suo sacrificio un esempio ancora attuale.

 

Particolare attenzione è stata rivolta agli studenti presenti alla cerimonia, protagonisti anche della consegna del Premio “Raffaele Iozzino – Giovani per la Legalità”, un riconoscimento dedicato proprio alle nuove generazioni. «La memoria non ha senso se non parla al futuro», ha sottolineato il procuratore generale.

«Ai giovani dico: custodite la legalità non come un vincolo, ma come una forma alta di libertà e dignità personale». Il sindaco di Casola di Napoli, Alfredo Rosalba ha ricordato il legame profondo tra la comunità e la figura dell’agente caduto. «Raffaele Iozzino rappresenta per la nostra città un simbolo di coraggio e di servizio allo Stato. La sua memoria continua a vivere nelle iniziative che coinvolgono i giovani e nella volontà di trasmettere i valori della legalità e della democrazia», ha dichiarato il primo cittadino. Nel corso della cerimonia è stato rivolto anche un saluto al prefetto di Napoli, Michele di Bari, al quale è stato conferito un riconoscimento istituzionale per l’impegno svolto sul territorio. «Il suo lavoro quotidiano rappresenta un presidio di sicurezza e di fiducia per i cittadini», ha sottolineato Policastro. Il momento conclusivo è stato dedicato al ricordo della famiglia Iozzino, ancora oggi impegnata al servizio dello Stato. Un legame che rende la memoria dell’agente ancora più viva nella comunità che gli ha dato i natali.

«Alla sua famiglia, alla sua terra e alla sua memoria – ha concluso Policastro – va la nostra gratitudine senza tempo». Un ricordo che a Casola di Napoli continua a rinnovarsi ogni anno, affinché il sacrificio di un giovane poliziotto non resti soltanto una pagina di storia, ma diventi un monito e un esempio per il futuro.

«Oggi siamo qui per rendere onore ad un professionista, ad un martire del nostro tempo: Raffaele Iozzino». Ha detto il prefetto di Napoli, Michele di Bari, «Raffaele non è morto, è vivo tra noi nei volti di tanti ragazzi, delle nuove generazioni qui presenti ed è vivo perché c’è una comunità che dopo 48 anni si stringe attorno a questa mirabile figura. E’ stato, e lo sarà per il futuro, la voce del coraggio di chi attraverso il martirio viene a darci una parola di conforto il suo esempio ci parla di legalità, di sani comportamenti»