Allarme da Confesercenti: bollette più care di 900milioni per commercio e turismo
Secondo Confesercenti, i rincari energetici rischiano di far lievitare di circa 900 milioni di euro le bollette di commercio, turismo e servizi nel 2026. «Non è solo la probabile frenata dei consumi, provocata dall’impatto dei rincari sui bilanci delle famiglie, a preoccupare le imprese. A rendere più pesante il quadro è anche l’aumento dei costi operativi: nei 18 giorni successivi allo scoppio del conflitto in Iran i prezzi all’ingrosso di elettricità e gas sono saliti rispettivamente del 24% e di quasi il 33%», spiega l’associazione.
Confesercenti, insieme a Innova, ha elaborato una simulazione sugli effetti dei rincari recenti: se i prezzi restassero a questi livelli fino alla fine dell’anno, le PMI del commercio, del turismo e dei servizi potrebbero arrivare a pagare 3,8 miliardi di euro in bollette, 880 milioni in più rispetto al 2025. L’aumento medio stimato per attività è di quasi 1.500 euro, con differenze tra settori: 2.700 euro per un supermercato, 529 euro per un minimarket, circa 109 euro per un piccolo negozio non alimentare, 1.010 euro per un bar, 1.830 euro per un ristorante e 2.723 euro per un albergo di 30 camere. Questo incremento dei costi si somma alla frenata dei consumi reali delle famiglie, stimata in circa 4 miliardi di euro.
«Nelle attività del commercio, del turismo e dei servizi energia elettrica e gas sono costi strutturali, difficili da comprimere e impossibili da assorbire a lungo senza conseguenze», osserva il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi.
Secondo Gronchi, non bastano interventi tampone: servono misure di emergenza su carburanti, energia e gas, oltre a interventi strutturali, come la riduzione degli oneri di sistema. «Per commercio, turismo e servizi la stangata rischia di arrivare fino a sfiorare i 900 milioni di euro. È un impatto che erode i margini, frena gli investimenti e indebolisce la tenuta delle attività di prossimità in un momento in cui anche i bilanci delle famiglie – e quindi i consumi discrezionali – sono sotto pressione», sottolinea.
«Gli incrementi dei costi operativi destano particolare attenzione nel turismo, anche senza considerare il possibile impatto dei rincari sui flussi di visitatori. Con questi livelli di costo, le imprese italiane rischiano di essere meno in grado di resistere alla concorrenza dei Paesi competitor, che possono contare su prezzi energetici più favorevoli e quindi una maggiore capacità di assorbire i rialzi. L’Italia, invece, anche a causa del peso strutturale del fisco sugli energetici, resta particolarmente esposta agli shock su energia e gas», conclude Gronchi.

