“Donna In Progress”, a Castellammare la sfida per rilanciare il lavoro femminile
È stimato a circa il 38% il tasso di occupazione femminile nel territorio di Castellammare di Stabia. Il dato Istat risalente al 2021, ultimo censimento fatto sul territorio, spiega che su 20.000 donne in età lavorativa presenti sul territorio stabiese, sono circa 7.600 quelle occupate, sia dipendenti che libere professioniste. Il dato risulta quasi raddoppiato se si guardano alle statistiche del 2011 in cui la percentuale superava di poco più il 20%, ma la strada è ancora lunga se consideriamo che la media nazionale ha raggiunto un massimo storico del 49,4%.
Formazione e opportunità: nasce “Donna In Progress”
Da un anno, a Castellammare di Stabia, è in corso un’iniziativa rivolta al supporto dell’occupabilità femminile portata avanti dall’agenzia per il lavoro Time Vision. Con sede a Corso Alcide de Gasperi 169, l’ente è da tempo presente sul territorio stabiese per offrire formazione certificata ad aziende e professionisti, supporto all’occupazione con politiche attive per il lavoro e consulenza strategica per imprese che vogliono crescere.
In partenariato con la cooperativa Anchise e con l’Ambito Territoriale di Castellammare, è stato avviato il progetto Donna In Progress, nato a seguito di un finanziamento della Regione Campania che, con il Programma Regionale Campania FSE+ 2021-2027, stanzia dei fondi per progetti nell’ambito sociale volti alla conciliazione dei tempi vita-lavoro delle donne. Risponde a questo avviso quindi l’azione del progetto che offre un riavvicinamento ad una realtà lavorativa che per tante donne è da tempo ferma.
Chi può partecipare
Al progetto si può partecipare gratuitamente compilando il form sul sito di timevision.it/donna-in-progress-castellammare-di-stabia/ fino a febbraio 2027. Non ci sono particolari criteri per la selezione, se non quelli fondamentali dell’essere disoccupate o inoccupate e cittadine stabiesi, in quanto le disponibilità numeriche sono abbastanza elevate.
Parliamo di 480 colloqui di orientamento guidato, dedicati a donne in cerca di un’occupazione lavorativa, che vogliono cambiare un percorso lavorativo che ormai non le soddisfa più o che, terminati gli studi, desiderano essere guidate nel mondo lavorativo. L’iniziativa si rivolge anche ai padri monogenitoriali, una minoranza in crescita che in Italia rappresenta il 5,2% dei nuclei familiari totali.
Il ruolo del territorio e delle imprese locali
«Con la sua attività assidua nel corso degli anni, Time Vision ha instaurato rapporti con gli enti del terzo settore con i quali condivide il bene del territorio e che si impegnano a far arrivare l’iniziativa di Donne In Progress in diversi ambienti sociali» spiega Nadia Montefusco, referente del progetto Donna in Progress. «La nostra attività di promozione è in continuo sviluppo e prevede la nostra assidua presenza sul territorio. Ne fanno da esempio diverse azioni svolte dal nostro ente, come l’iniziativa dell’estate scorsa di allestire uno stand informativo in villa comunale, a cui ha fatto visita anche l’assessora comunale Alessandra Polidori, da sempre interessata a politiche sociali, educazione e sviluppo del territorio; o ancora la presenza del nostro sportello in un immobile confiscato alla camorra in Via Plinio il Vecchio 18, sede anche del Caf e Patronato SINALP, dove ogni giovedì è attivo un infopoint che propone l’opportunità ai cittadini che chiedono assistenza alla struttura. Il collegamento con il territorio si manifesta anche a livello aziendale, tramite vari progetti come ITIA, il programma di tirocini rivolti a svantaggiati o a disabili, ma anche con aziende che cerchino di dare flessibilità ai contratti femminili in modo che lavoratrici riescano a conciliare i tempi eventuali madri».
Opportunità rifiutate: il 20% dice no
Nonostante non sia parte dell’azione che deve svolgere il progetto, che prevede una formazione che possa colmare eventuali lacune in ambito linguistico o informatico, per fornire competenze di base necessarie nell’ambito lavorativo moderno, ma anche tramite la stesura di un curriculum e l’inserimento nelle piattaforme di ricerca occupazionale come Indeed, LinkedIn, e InfoJobs e altri, spesso l’azienda Time Vision si preoccupa di seguire le donne anche nel momento successivo alla preparazione al lavoro, ovvero tenta di fissare dei colloqui con aziende locali per finalizzare il percorso.
Per quanto questo progetto offra un’opportunità unica alle cittadine di Castellammare di Stabia, la nota dolente è che «si stima nel 20% dei casi, dopo il colloquio aziendale, le donne rifiutano l’offerta al fronte di alternative più agevoli come il continuare a percepire sussidi assistenziali che permettono loro di rimanere a casa» fa notare la referente. «D’altro canto, Time Vision è in prima linea nel mediare con le stesse aziende che assumono, in modo da proporre forme contrattuali che siano flessibili alle esigenze delle donne, nei casi di maternità per esempio, e che non gravino troppo sulle spalle di chi ingaggia nuove figure aziendali, tramite proposte di decontribuzione all’assunzione, apprendistati o altri. In alcuni casi però, non si raggiunge quell’emancipazione femminile tanto auspicata» sottolinea Nadia con amarezza. Spesso, quindi, il percorso inizia con una prospettiva positiva e poi, nel momento in cui viene data una possibilità di concretizzazione, c’è un blocco.
Emancipazione femminile: la vera sfida
L’invito di Nadia, come anche quello della presidentessa di Time Vision Daniela Sabatino e del direttore generale Andrea Ricciardiello, che credono fortemente che il progetto possa essere un primo passo per l’aumento di figure femminili nell’offerta lavorativa stabiese, è quello di andare a fondo alle motivazioni di questo blocco e di capire quanto sia necessario eliminarlo al più presto.
«Siamo in contatto costante con il CAV, il centro antiviolenza di Castellammare. È essenziale per le donne vittime di violenza, ma anche per tutte le altre donne in condizioni differenti, ritrovare una propria indipendenza che permetta loro di vedere la luce in fondo al tunnel o una semplice possibilità di rivalsa sociale. Il primo passo per farlo è sicuramente il raggiungimento di una solida autonomia economica» conclude Nadia.

