La crisi dei medici di famiglia, la Campania tra le regioni con l’emergenza più alta
La carenza di medici di famiglia in Italia non è più un rischio futuro, ma una realtà già evidente. A fotografare la situazione è la Fondazione Gimbe, che segnala una mancanza complessiva di 5.716 medici distribuiti in 18 regioni. Tra queste, la Campania si colloca tra le aree più critiche, con un deficit stimato di 643 professionisti. Un dato che, letto insieme agli altri indicatori, restituisce l’immagine di un sistema sotto pressione, dove il rapporto tra medici e cittadini è sempre più squilibrato.
Campania sotto stress: troppi pazienti per ogni medico – In Campania, ogni medico di medicina generale segue in media 1.425 assistiti, ben oltre il parametro ottimale individuato in un medico ogni 1.200 pazienti. Una soglia che dovrebbe garantire una presa in carico efficace e capillare, ma che nella realtà appare sempre più lontana. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: studi medici sovraffollati, tempi di attesa più lunghi e una crescente difficoltà per i cittadini nel trovare un medico disponibile. Una situazione che rischia di compromettere uno dei pilastri del Servizio sanitario nazionale, ovvero la libera scelta del medico di base.
Un problema nazionale, ma con forti squilibri – Il fenomeno riguarda gran parte del Paese, con le criticità maggiori concentrate nelle regioni più popolose: Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte, oltre alla Campania. Al contrario, realtà più piccole come Basilicata, Molise e Sicilia non registrano carenze complessive, anche se – avvertono gli esperti – questo non esclude difficoltà locali. A livello nazionale, al primo gennaio 2025 i 36.812 medici di famiglia assistono oltre 50,9 milioni di cittadini, con una media di 1.383 pazienti ciascuno. Numeri che evidenziano un sistema già oltre il limite.
Le cause: pochi ricambi e programmazione insufficiente – Alla base della crisi c’è un problema strutturale. Negli ultimi anni il numero dei medici di famiglia è diminuito drasticamente: tra il 2019 e il 2024 se ne sono persi oltre 5.000. E il trend è destinato a peggiorare: tra il 2025 e il 2028 più di 8.000 professionisti raggiungeranno l’età pensionabile. Secondo Nino Cartabellotta, il nodo principale è la mancanza di una programmazione adeguata. “Per anni non è stato garantito il necessario ricambio generazionale”, sottolinea, evidenziando anche come molte borse di formazione restino inutilizzate e una quota significativa di giovani medici abbandoni il percorso.
Una popolazione sempre più anziana – A complicare il quadro è l’invecchiamento della popolazione. Nel 2025 in Italia gli over 65 sono quasi 14,6 milioni, e oltre la metà convive con due o più patologie croniche. Un dato che aumenta la domanda di assistenza sanitaria territoriale, proprio mentre diminuisce il numero di medici disponibili. Negli ultimi quarant’anni la popolazione anziana è quasi raddoppiata, mentre gli over 80 sono triplicati. Un cambiamento demografico che richiederebbe un rafforzamento della medicina di base, non una sua contrazione.
Il rischio per il sistema sanitario – In Campania, come nel resto d’Italia, la combinazione tra carenza di medici e aumento dei bisogni sanitari rischia di mettere in crisi l’intero sistema. Quando il medico di famiglia diventa difficile da trovare o da contattare, i cittadini si rivolgono sempre più spesso ai pronto soccorso, aggravando ulteriormente la pressione sugli ospedali. “Senza una visione – avverte Cartabellotta – Governo e Regioni continueranno a mettere in campo soluzioni frammentate per tamponare una crisi che richiede una riforma organica e coraggiosa”.
Una riforma non più rinviabile – Il caso della Campania rappresenta un campanello d’allarme particolarmente significativo. Qui, più che altrove, la distanza tra bisogni reali e risposte del sistema sanitario appare evidente. La sfida, ora, è trasformare i dati in azioni concrete: aumentare il numero di medici, rendere più attrattiva la professione e ripensare l’organizzazione della medicina territoriale. Perché, senza interventi strutturali, il rischio è che trovare un medico di famiglia diventi, per molti cittadini, sempre più difficile.

