L’Italia dei Comuni si tinge di rosa: amministratrici più giovani e istruite dei colleghi
CRONACA
17 marzo 2026

L’Italia dei Comuni si tinge di rosa: amministratrici più giovani e istruite dei colleghi

Il rapporto Anci 2026 fotografa una presenza femminile al 35% negli enti locali. Sebbene le sindache siano ancora il 15,4%, cresce il peso delle donne in ambiti strategici come bilancio, lavori pubblici e territorio
Giovanna Salvati

A ottant’anni dalla nascita della Repubblica e dal primo voto universale, il volto delle amministrazioni locali italiane mostra un cambiamento profondo e una spinta verso il rinnovamento generazionale e culturale. Secondo il dossier “Donne in Comune” realizzato dall’Anci, nel 2026 le donne che ricoprono cariche amministrative nei municipi sono 44.402, arrivando a rappresentare il 35% del totale degli eletti. Un dato che si accompagna a un profilo qualitativo netto: le amministratrici italiane sono mediamente più giovani dei loro colleghi uomini (49 anni contro 52) e vantano un livello di istruzione superiore, con il 49% in possesso di una laurea o un titolo post-laurea, a fronte del 34% della componente maschile.

 

Il percorso verso la parità nelle figure di vertice appare tuttavia ancora in salita, sebbene i progressi storici siano evidenti. Le donne sindaco sono oggi 1.187, pari al 15,4% del totale; un numero che può sembrare contenuto, ma che rappresenta una crescita di oltre otto volte rispetto alle appena 145 prime cittadine censite nel 1986. La capillarità della leadership femminile emerge però con più forza guardando al passato recente: quasi la metà dei Comuni italiani (il 43,9%) ha avuto almeno una donna alla guida dell’amministrazione negli ultimi anni. La presenza femminile si consolida soprattutto nelle altre cariche della giunta e del consiglio: le vicesindache sono il 32,3%, le consigliere il 35,3% e le assessore raggiungono la quota significativa del 44,5%.

 

Geograficamente, la rappresentanza femminile è più marcata nel Nord-Est (37,9%) e nel Centro (36,4%), mentre il Sud e le Isole si attestano su una media leggermente inferiore (32,9%). Curiosamente, il Mezzogiorno detiene il primato per la carica di presidente del Consiglio comunale, ricoperta da donne nel 52,8% dei casi. Un altro segnale di rottura rispetto al passato riguarda le deleghe: sebbene quasi un quarto delle assessore nei capoluoghi si occupi ancora di welfare e pari opportunità, si registra un aumento considerevole di donne impegnate in settori tecnicamente complessi e strategici. Rispetto al 2015, sono cresciute sensibilmente le deleghe femminili all’ambiente e territorio (+8,6%), ai lavori pubblici (+8,4%) e alla gestione del patrimonio (+6,2%).

 

Il rapporto evidenzia inoltre una vera e propria “femminilizzazione” della macchina burocratica comunale. Su oltre 321 mila dipendenti totali, il 58% è donna, e si contano addirittura 253 comuni il cui organico è interamente femminile. Anche i ruoli apicali tecnici seguono questo trend: il 56% dei segretari comunali è donna e circa 4 dirigenti su 10 appartengono al genere femminile.

 

Tra le storie d’eccellenza citate dall’Anci spiccano i primati anagrafici e simbolici. Maria Vittoria Rusca è la sindaca più giovane d’Italia, eletta a soli 25 anni a Fontevivo, nel parmense, mentre Valentina Gottardi è la consigliera più giovane, avendo ottenuto il seggio a Segonzano, in Trentino, a soli 18 anni. Un caso unico è rappresentato dal piccolo centro sardo di Monteleone Rocca Doria, dove la sindaca Giovannina Fresi guida una giunta interamente composta da donne, trasformando il comune di 107 abitanti in un laboratorio di rappresentanza totale.