L’impero dell’alcol costruito sulle macerie dei fallimenti: maxi blitz tra Napoli e Caserta
L’INCHIESTA
19 marzo 2026
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L’impero dell’alcol costruito sulle macerie dei fallimenti: maxi blitz tra Napoli e Caserta

La Guardia di Finanza smantella un sistema di prestanome gestito da una famiglia di imprenditori: sequestro record da 2 milioni di euro per riciclaggio e bancarotta
Marco Cirillo

Un vero e proprio sistema di “reincarnazione” aziendale, studiato per aggirare i sigilli della giustizia e continuare a dominare il mercato dei prodotti alcolici nonostante condanne definitive e fallimenti dichiarati.

 

È quanto emerso dall’operazione condotta all’alba di oggi dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli, che hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale partenopeo. Il valore dei beni sottratti alla disponibilità di una nota famiglia di imprenditori ammonta a oltre 2 milioni di euro, un colpo durissimo a un assetto criminale che operava tra le province di Napoli e Caserta.

 

L’indagine affonda le radici in un passato turbolento. I destinatari del provvedimento non sono nomi nuovi per le forze dell’ordine: il loro curriculum giudiziario vanta condanne irrevocabili per reati pesantissimi che vanno dall’associazione per delinquere alla frode fiscale, passando per l’omessa dichiarazione e il contrabbando di prodotti alcolici, fino alla bancarotta fraudolenta e all’autoriciclaggio.

 

Proprio la gestione spregiudicata delle risorse finanziarie aveva portato, nel 2014, al fallimento delle loro precedenti società. Eppure, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, quel fallimento era solo una facciata dietro cui nascondere una nuova e feconda attività illegale.

 

Il cuore del meccanismo era il trasferimento fraudolento di valori. Attraverso l’uso sistematico di prestanome, ovvero soggetti compiacenti che prestavano il proprio nome per figurare come titolari legali, la famiglia continuava a gestire de facto due importanti complessi aziendali. Le risorse derivanti dalle vecchie attività illecite venivano drenate e reinvestite in nuove compagini societarie, permettendo al nucleo familiare di mantenere il controllo totale sulla produzione e sulla commercializzazione di liquori e distillati.

 

I sequestri operati oggi hanno colpito due punti nevralgici. Il primo è un liquorificio situato a Mugnano di Napoli, una realtà già finita sotto i riflettori della magistratura e ora destinata alla confisca. Il secondo obiettivo è invece una società di Pastorano, in provincia di Caserta, attiva nel settore strategico della distillazione degli alcoli. In quest’ultima azienda, sebbene formalmente intestata a terzi, erano confluite ingenti somme di denaro “sporco” provenienti dai reati per i quali i membri della famiglia erano già stati condannati.

 

L’operazione della Guardia di Finanza non rappresenta solo un atto di giustizia nei confronti dei creditori e dell’erario, ma un intervento fondamentale per la tutela del mercato. Aziende nate dal riciclaggio e alimentate dal contrabbando esercitano infatti una concorrenza sleale insostenibile per i produttori onesti, distorcendo i prezzi e i flussi commerciali di un settore, quello dell’alcol e dei distillati, che rappresenta un’eccellenza del territorio campano.