Analisi sul mancato calo dei prezzi dei carburanti: l’anomalia Campania e il nodo accise
EFFETTO GUERRA
20 marzo 2026
EFFETTO GUERRA

Analisi sul mancato calo dei prezzi dei carburanti: l’anomalia Campania e il nodo accise

Il decreto legge n. 33 non frena i rincari immediati: in molte regioni il taglio di 20 centesimi viene assorbito dai mercati, con Napoli e provincia in fondo alla classifica per risparmio effettivo
Marco Cirillo

L’atteso intervento del Governo per calmierare i prezzi dei carburanti, formalizzato con il decreto legge n. 33 del 18 marzo 2026, sta faticando a tradursi in un beneficio tangibile per le tasche degli automobilisti italiani.

Nonostante la riduzione delle accise di 20 centesimi sia entrata ufficialmente in vigore il 19 marzo, i primi monitoraggi effettuati dall’Unione Nazionale Consumatori sui dati ufficiali del Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) evidenziano uno scenario paradossale: nelle prime ore di applicazione del provvedimento, i prezzi medi sono addirittura aumentati, segnando un rialzo di circa 2 centesimi al litro sia in autostrada che sulla rete ordinaria.

Solo a partire dalla giornata odierna si sono registrati i primi segni meno sui tabelloni dei distributori, ma i ribassi appaiono decisamente inferiori rispetto a quanto teoricamente previsto dalla norma. Il caso più emblematico è rappresentato dalla Campania, che si aggiudica la maglia nera per la minor variazione di prezzo. Nella regione, il costo della benzina è sceso di appena 10,3 centesimi al litro, poco meno della metà dei 24,4 centesimi attesi (considerando l’impatto dell’Iva sul taglio delle accise).

Per un cittadino campano, questo si traduce in un risparmio reale di soli 5,15 euro su un pieno da 50 litri, una cifra giudicata deludente rispetto alle aspettative generate dall’annuncio governativo.

La situazione non migliora significativamente nel resto del Paese, dove si nota una profonda frammentazione territoriale. Dopo la Campania, le zone con i cali più contenuti sono la provincia autonoma di Bolzano, il Molise e il Lazio. Al contrario, le regioni “virtuose” che si sono avvicinate maggiormente alla soglia del taglio teorico sono il Friuli Venezia Giulia, la Toscana e la Sardegna, dove la riduzione ha oscillato tra i 17 e i 18 centesimi al litro.

Anche sul fronte del gasolio la musica non cambia: la Campania resta la regione con il calo minore (-10,2 centesimi), seguita nuovamente dal Molise e dal Lazio. Questa discrepanza tra il taglio nominale deciso a Roma e i prezzi praticati alla pompa solleva interrogativi sulla velocità di aggiornamento dei listini da parte delle compagnie e sulla gestione delle scorte acquistate a prezzo pieno prima dell’entrata in vigore del decreto.

Secondo le associazioni dei consumatori, il rischio è che l’effetto della riduzione fiscale venga neutralizzato dalle dinamiche speculative del mercato internazionale o da una distribuzione dei margini di profitto lungo la filiera che non favorisce l’utente finale.

Il monitoraggio resterà altissimo nei prossimi giorni per verificare se la flessione dei prezzi diventerà più consistente o se, come accaduto in passato, il beneficio per i consumatori resterà solo parziale, lasciando irrisolto il problema del caro energia che grava su famiglie e imprese. L’attenzione è ora rivolta alle autorità di controllo affinché verifichino eventuali anomalie locali, specialmente nelle aree dove il calo è stato più timido.