Crisi a Hormuz: 1.100 Navi Bloccate. L’Analisi di Emanuele Grimaldi tra Geopolitica e Mercat
EFFETTO GUERRA
20 Marzo 2026
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Crisi a Hormuz: 1.100 Navi Bloccate. L’Analisi di Emanuele Grimaldi tra Geopolitica e Mercat

La crisi bellica che sta interessando lo Stretto di Hormuz ha innescato una paralisi commerciale senza precedenti nel Golfo Persico
Marco Cesaro

Emanuele Grimaldi, amministratore delegato del Gruppo Grimaldi e presidente della International Chamber of Shipping, ha fornito all’ANSA un quadro dettagliato sulla crisi che sta interessando lo Stretto di Hormuz, rettificando le cifre circolate recentemente. Attualmente risultano bloccate nel Golfo Persico circa 1.100 navi appartenenti a nazioni non coinvolte direttamente nel conflitto.

Nonostante l’entità del blocco, l’impatto sulla flotta italiana è estremamente circoscritto: sono infatti solo due le unità riconducibili ad armatori del nostro Paese, una del Gruppo Grimaldi e l’altra di un armatore napoletano. Altre due navi del gruppo, inizialmente dirette verso l’area, sono state prontamente dirottate verso scali alternativi per garantire la massima sicurezza a equipaggi e carichi, seguendo le direttive del diritto internazionale della navigazione.

La preoccupazione principale riguarda l’incertezza sulla durata delle ostilità, poiché il costo reale per il sistema economico nazionale dipenderà strettamente da quanto a lungo rimarrà interrotto il transito. Sebbene la volatilità del prezzo del petrolio sia evidente, Grimaldi sottolinea che l’Italia non versa in una condizione di vulnerabilità immediata.

La quota di approvvigionamento energetico dai Paesi in conflitto non è tale da compromettere la stabilità del Paese, anche grazie all’utilizzo delle riserve strategiche. Tuttavia, la pressione inflattiva derivante dall’aumento dei costi energetici rimane un fattore di rischio per l’economia, mentre le imprese armatoriali si trovano già a dover gestire i costi diretti causati dalle deviazioni e dallo stallo operativo.

Un punto di forte attrito riguarda le recenti rassicurazioni politiche provenienti dagli Stati Uniti. Grimaldi ha definito “esagerata” la posizione di Donald Trump, secondo cui la navigazione nello stretto sarebbe tornata sicura dopo il ridimensionamento della minaccia iraniana. Secondo il leader degli armatori mondiali, non sussistono ancora le condizioni oggettive per riprendere i transiti commerciali nel Golfo Persico.

Il giudizio resta improntato alla massima cautela, ribadendo che la protezione dei marittimi e la libertà di navigazione sono principi universali e non negoziabili, poiché ogni ostacolo al traffico marittimo finisce per colpire direttamente la stabilità globale e gli approvvigionamenti essenziali.