Il Sarno soffoca ancora: sequestrata azienda carni a Sant’Antonio Abate
L’emergenza ambientale legata al bacino idrografico del fiume Sarno segna oggi un nuovo, amaro capitolo. Mentre le istituzioni e le associazioni territoriali combattono una battaglia decennale per la bonifica di quello che è tristemente noto come uno dei corsi d’acqua più inquinati d’Europa, la cronaca giudiziaria riporta al centro dell’attenzione le condotte illecite di chi, per profitto, continua a ignorare le più basilari norme di tutela del territorio.
L’ultimo intervento, avvenuto proprio in queste ore a Sant’Antonio Abate, ha portato al sequestro preventivo d’urgenza di un’importante azienda specializzata nella macellazione e produzione di carni, trasformando lo stabilimento in una scena del crimine ambientale.
L’operazione, coordinata con fermezza dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, è stata condotta dai militari del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale (NIPAAF) di Napoli.
Gli investigatori si sono trovati di fronte a uno scenario di palese illegalità gestionale: l’intero ciclo produttivo dell’azienda era stato progettato, o quantomeno modificato, per aggirare i sistemi di controllo.
Le acque reflue industriali, cariche di residui organici e chimici derivanti dalla lavorazione delle carni, venivano convogliate direttamente nella rete fognaria comunale senza subire alcun tipo di trattamento preventivo. Un sistema di bypass che eludeva l’impianto di depurazione interno, il quale, durante i controlli, è risultato non solo bypassato ma completamente fuori uso.
Le accuse mosse dalla Procura sono pesanti e delineano un quadro di sistematica violazione delle norme: inosservanza dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), scarico di reflui industriali privo di autorizzazione e deposito incontrollato di rifiuti.
Oltre allo scempio delle acque, i Carabinieri Forestali hanno infatti scoperto ampie aree dello stabilimento utilizzate come discariche abusive di rifiuti solidi speciali, anche di natura pericolosa, accatastati senza alcuna precauzione per evitare il percolamento di sostanze nocive nel suolo e nel sottosuolo.
L’azione repressiva è stata immediata e radicale. I militari hanno apposto i sigilli all’intero plesso aziendale, procedendo contestualmente alla “tombatura” della condotta illegale che scaricava in fogna, interrompendo così il flusso inquinante. Sono state inoltre sequestrate sei vasche interrate e tutte le aree destinate allo stoccaggio illecito dei rifiuti.
Questo intervento non è che l’ennesimo tassello di una vasta e complessa attività di monitoraggio del Sarno, un fiume che sconta decenni di abusi edilizi e industriali. Ogni scarico non autorizzato a Sant’Antonio Abate contribuisce fatalmente al degrado dell’intero ecosistema che sfocia nel Golfo di Napoli, vanificando spesso gli sforzi pubblici per il risanamento. La risposta dello Stato, in questo caso, è un segnale chiaro: la tolleranza verso chi inquina per abbattere i costi di produzione è ormai giunta al termine.

