Torre Annunziata, Gemma Donnarumma resta in carcere: scontro tra difesa e magistratura
Clan Gionta
20 marzo 2026
Clan Gionta

Torre Annunziata, Gemma Donnarumma resta in carcere: scontro tra difesa e magistratura

La moglie del boss Valentino Gionta resta detenuta ma una consulenza medica certifica l’incompatibilità con il carcere
Antonio Di Martino

Gemma Donnarumma resta in carcere, scontro tra avvocati e giudici su salute e detenzione. È questo il nodo della vicenda che coinvolge la moglie del boss Valentino Gionta, detenuto al 41 bis da circa 35 anni, oggi ancora reclusa nonostante una consulenza tecnica abbia accertato la «incompatibilità» delle sue condizioni cliniche con il regime detentivo ordinario.

 

La donna, quasi 72enne, era stata arrestata nel luglio 2025 nell’ambito di un’operazione contro il clan Gionta. Sin dalle prime fasi, i difensori Antonio Iorio e Andrea Ciunzo hanno concentrato la strategia sulle condizioni sanitarie della loro assistita, definita «affetta da plurime patologie» e inserita in un quadro «grave e in costante peggioramento», spostando l’attenzione rispetto ai profili strettamente processuali. A supporto della linea difensiva ci sono le relazioni delle aree sanitarie degli istituti penitenziari in cui Donnarumma è stata detenuta.

 

A Santa Maria Capua Vetere, il 4 agosto 2025, si parlava già di condizioni «complesse», mentre a Rebibbia, nelle relazioni del 13 ottobre e 23 dicembre, venivano evidenziate «difficoltà concrete nel garantire assistenza sanitaria nei tempi necessari» e un «progressivo deterioramento fisico e psichico». A gennaio 2026 il trasferimento nel carcere di Messina, ritenuto dal Dap struttura idonea, non ha invertito la tendenza clinica.

 

I legali hanno quindi ripresentato istanza per gli arresti domiciliari, sottolineando che, in caso di aggravamento, «la responsabilità ricadrebbe sulle autorità competenti» e ribadendo che la donna non sarebbe stata ancora scarcerata «solo perché moglie del boss fondatore della cosca». Il gip di Napoli ha disposto una consulenza tecnica affidata al professor Giovanni Gallotta, chiamato a esprimersi su stato di salute ed evoluzione delle patologie. L’esito è stato definito «chiaro»: la moglie del capostipite della famiglia dei Valentini è «incompatibile con il regime detentivo ordinario».

 

Nonostante questo, i domiciliari non sono stati concessi in un primo momento. Il giudice ha invece disposto il ricovero presso l’ospedale di Messina per ulteriori accertamenti. Dopo dieci giorni di degenza, con diagnosi di «scompenso cardiaco in soggetto già operato più volte», per Gemma Donnarumma si sono riaperte le porte del carcere. La difesa, richiamando anche le conclusioni del presidio ospedaliero, ha ribadito che «le condizioni attuali impongono una misura alternativa immediata» e ha reiterato la richiesta di arresti domiciliari, tuttora all’esame dell’autorità giudiziaria. «

 

Si tratta di una giustizia che non tiene conto dello stato di salute», insistono i legali, parlando di «valutazioni che prescindono dalle reali condizioni cliniche». La decisione del giudice è ora attesa e rappresenta il passaggio decisivo di una vicenda in cui la certificata incompatibilità sanitaria si scontra con la scelta, finora confermata, della permanenza in carcere.