Il referendum e gli effetti politici: la sfida sul futuro di governo e opposizione
Mancano poche ore all’apertura delle urne. Il 22 e 23 marzo non saranno date qualunque per la storia della Repubblica. Il referendum costituzionale sulla Riforma Nordio ha smesso da tempo di essere un dibattito tecnico per giuristi, trasformandosi in una “resa dei conti” politica tra due visioni dell’Italia, del potere e dell’equilibrio tra i suoi organi.Nonostante le due parti in campo, soprattutto quelle che vorrebbero una valutazione asettica solo sulla portata della riforma, questa tornata elettorale avrà indubbiamente una serie di effetti politici.
La Posta in Gioco: Cosa si Vota
Il quesito chiede ai cittadini di confermare o respingere una modifica strutturale della Costituzione che poggia su tre pilastri:Separazione delle carriere: La distinzione netta tra chi accusa (PM) e chi giudica (Giudice).Sdoppiamento del CSM: La creazione di due distinti organi di autogoverno.L’Alta Corte Disciplinare: Un nuovo organo esterno per giudicare i magistrati.Ma, al di là dei tecnicismi, il voto di domenica e lunedì è diventato un plebiscito sull’attuale stagione politica.
L’Effetto Meloni: Il Consolidamento della Maggioranza
Per il Governo guidato da Giorgia Meloni, una vittoria del Sì rappresenterebbe il trionfo definitivo. Portare a casa una riforma costituzionale dopo i tentativi falliti dai precedenti governi di centrodestra significherebbe anzitutto la legittimazione totale. Per la premier la vittoria del sì, sul quale anche negli ultimi giorni ha messo la faccia significherebbe dimostrare che il Paese è in sintonia con l’agenda del centrodestra.L’obiettivo del Governo, inoltre, è quello di mantenere una stabilità dell’esecutivo. Blindare la maggioranza contro eventuali turbolenze interne, dando il via libera anche alla “madre di tutte le riforme”, il Premierato.Per la Meloni, poi, questa sarebbe anche una chiara vittoria Identitaria. Realizzare una storica bandiera di Forza Italia e del centrodestra liberale che, a onor del vero, è stata spesso inseguita e mai raggiunta anche dal centrosinistra. Di contro, poi, la vittoria del sì finirebbe anche per limitare almeno in questa fase i desideri di rinvicita e di rilancio del centrosinistra che si prepara al patto del campo largo tra Schlein e Conte. Anche se la Meloni ha detto: “Non si vota sulla Meloni – ha ribadito la premier – si vota sulla giustizia. Anche chi non condivide questo governo dovrebbe valutare nel merito una riforma che punta a migliorare il funzionamento del sistema. Spero che l’affluenza sia la più alta possibile, tra il 50% e il 60% almeno”.
L’Effetto Schlein-Conte: La Rinascita dell’Opposizione
Dall’altra parte della barricata, il fronte del No ha visto un’inedita e solida convergenza tra il Partito Democratico di Elly Schlein e il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte. Una vittoria dei “No” non sarebbe solo lo stop a una legge, ma un terremoto politico.Il primo segnale sarebbe quello di un inequivocabile segnale di sfratto politico nei confronti del centrodestra visto che segnerebbe la prima vera sconfitta elettorale su scala nazionale per Giorgia Meloni.Ne uscirebbe così rafforzata la leadership del centrosinistra, visto che Schlein e Conte uscirebbero come i garanti della “Costituzione antifascista”, pronti a costruire un’alternativa di governo competitiva. E vi sarebbe poi anche un obiettivo a medio e lungo termine sul quale stanno lavorando i partiti di centrosinistra. In primo luogo il blocco delle riforme: il No al referendum sulla giustizia agirebbe come un “muro” preventivo contro l’autonomia differenziata e il premierato.Sul tema è intervenuta anche Elly Schlein che ha parlato della possibilità di vittoria del no al referendum: “Meloni dice che se vincesse il No non si dimetterà? Noi abbiamo sempre detto che ci occuperemo di battere Giorgia Meloni quando ci saranno le elezioni politiche” ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein. “Senz’altro questa riforma non arriva da sola. Arriva dopo un’autonomia differenziata che spacca ancora di più il Paese senza mettere un euro per il Sud e le aree interne e arriva insieme al premierato”, ha spiegato. “È chiaro che se vincesse il sì, immagino che il governo andrebbe speditamente avanti anche sul premierato, che indebolisce i poteri del Parlamento e del presidente della Repubblica che per noi non si toccano”, ha aggiunto. Una sfida nella sfida dove la riforma della giustizia, ormai da tempo, sembra essere passata in secondo piano.

