Il falso esposto e l’ombra sul nucleo di valutazione: il “Corvo” usa il nome di D’Avino per colpire la giunta Cuccurullo
Politica
22 marzo 2026
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Il falso esposto e l’ombra sul nucleo di valutazione: il “Corvo” usa il nome di D’Avino per colpire la giunta Cuccurullo

Il nome consigliere di Oplonti Futura "utilizzato" per una denuncia sul Nucleo di valutazione
Metropolis

A Torre Annunziata s’è messa in moto la strategia del fango e del sospetto come strumento della lotta per il potere. Abili registi hanno iniziato ad orchestrare nell’ombra con la precisione chirurgica dei falsari, nella speranza di avvelenare i pozzi proprio nel momento di massima fragilità istituzionale.

 

La città respira un’aria pesante, come quella che precede i grandi crolli: lo spettro del terzo scioglimento del consiglio comunale dal 1993 a oggi è un’ipotesi sul tavolo. E in questo scenario di macerie imminenti, i “corvi” hanno preso a volare sopra Palazzo Criscuolo, alimentando una strategia della tensione finalizzata a trarre vantaggio personale dal naufragio dell’ente e, forse, a rimettersi in corsa per una futura, quanto ipotetica, ricostruzione.

 

Il colpo sferrato da questa regia occulta ha i contorni di un’operazione di intelligence deviata: un furto d’identità politico in piena regola. Il bersaglio grosso è la giunta guidata dal sindaco Cuccurullo Cuccurullo, ma lo strumento scelto per colpirla, a sua insaputa, è Lucio D’Avino, leader di Oplonti Futura, consigliere dell’opposizione e perno del dissenso democratico più acceso. Una lettera dettagliata è stata recapitata agli uffici della Prefettura di Napoli.

 

Il contenuto è una bomba a orologeria: si denunciano pesanti irregolarità nel bando per la scelta del Nucleo di valutazione, una procedura aperta e chiusasi a gennaio per l’assegnazione di tre posti strategici all’interno della macchina comunale. Secondo l’estensore della missiva, le tre nomine non sarebbero state il frutto di una selezione trasparente, ma sarebbero già state decise a tavolino ben prima della scadenza dei termini. Un’accusa che reca in calce una firma falsa: quella di Lucio D’Avino.

 

Scelta evidentemente per rendere più credibile e autorevole la denuncia. Il “corvo” ha chiesto esplicitamente alla Prefettura di attivare verifiche urgenti, magari attraverso il braccio operativo della Commissione d’Accesso che, proprio in queste settimane, sta passando al setaccio ogni singolo atto prodotto dalla giunta Cuccurullo. L’obiettivo è chiaro: fornire alla Commissione un elemento in più per dubitare della condotta dell’amministrazione comunale.

 

Il trucco è venuto alla luce per un banale automatismo burocratico. Dagli uffici della Prefettura è partita una mail ufficiale indirizzata al consigliere D’Avino, una comunicazione di rito per informarlo che la sua denuncia in merito al Nucleo di Valutazione era stata regolarmente presa in considerazione e che gli accertamenti erano stati avviati. D’Avino, completamente all’oscuro della segnalazione, ha chiesto spiegazioni e si è recato personalmente in Prefettura.

 

Una volta visionato il documento, ha disconosciuto la firma palesemente apocrifa, sporgendo denuncia contro ignoti presso le autorità competenti per segnalare il falso. Tuttavia, il caso è destinato a far discutere. Se il metodo utilizzato dal “corvo” è quello della calunnia e della manipolazione, il merito delle accuse getta gravi ombre che vanno dissipate.

 

Lo stesso D’Avino, pur condannando con fermezza il tentativo di strumentalizzare il suo nome, non ha potuto ignorare la gravità delle ipotesi segnalate. «Prendo le distanze in modo netto da una lettera che reca una mia firma falsa e sono deciso ad andare fino in fondo per scoprire chi ha tentato di strumentalizzare il mio nome in maniera così grave. Allo stesso tempo – dice D’Avino – mi preoccupa il contenuto del documento. Ovviamente non ho elementi per dire se le accuse siano vere o false, se ne avessi avrei denunciato il caso non solo alle istituzioni ma anche pubblicamente, come è mio costume, ma come consigliere di opposizione sento il dovere di dire che bisogna far luce sulla questione nelle sedi opportune».