Generazione schermo: l’allarme degli psicologi sulla dipendenza digitale
emergenza giovanile
24 marzo 2026
emergenza giovanile

Generazione schermo: l’allarme degli psicologi sulla dipendenza digitale

Psicologi in allarme per il futuro generazionale dei nativi digitali; ripercussioni dei display sul linguaggio e lo sviluppo delle competenze intrerpersonali.
Ilaria Di Paola

L’Associazione Unitaria degli Psicologi italiani lancia un allarme: la generazione dei nativi digitali sta sviluppando una crescente dipendenza dagli schermi. Secondo i dati ISTAT, circa l’85% dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni utilizza lo smartphone ogni giorno e oltre un quarto supera le otto ore di utilizzo quotidiano.

Non si tratta semplicemente di un’evoluzione generazionale, ma di un fenomeno neuro-comportamentale che preoccupa pediatri e neuroscienziati.

Lo psicologo Giuseppe Riva, nel suo libro Nativi digitali, afferma che l’utilizzo dei media odierni può portare a cambiamenti nella formazione degli schemi cognitivi e nella percezione del corpo nello spazio. Anche la componente emotiva risulta influenzata: se da un lato i media stimolano l’emotività, dall’altro la mancanza di una presenza fisica ostacola la costruzione di emozioni consapevoli e reciproche. Emozioni fondamentali per la crescita, come empatia e vergogna, rischiano così di indebolirsi.

Numerosi studi evidenziano inoltre come l’uso intensivo dei dispositivi digitali sia associato a difficoltà di concentrazione. Il cervello si abitua agli stimoli rapidi e luminosi degli schermi, allontanandosi dai ritmi della realtà; attività come seguire una lezione diventano più complesse: l’insegnante non può essere messa in pausa o tornare indietro di dieci secondi.

Parallelamente, fenomeni come ansia e disturbi del sonno sono sempre più diffusi tra preadolescenti e adolescenti.

Secondo Cinzia Bressi, professoressa associata di psichiatria presso l’Università degli Studi di Milano, i primi segnali di un uso problematico dello smartphone includono disturbi del sonno, calo del rendimento scolastico e isolamento sociale. L’uso eccessivo di Internet, soprattutto nelle ore serali, può alterare il ritmo circadiano, causando insonnia, affaticamento e difficoltà di concentrazione. Allo stesso tempo, la tendenza a procrastinare riduce l’efficacia nello studio, mentre l’uso compulsivo della rete porta a un progressivo distacco dalle relazioni offline. Nel lungo periodo, ciò può generare conflitti familiari e difficoltà nelle amicizie, compromettendo lo sviluppo di adeguate competenze comunicative.

La professoressa sottolinea inoltre che gli adolescenti sono particolarmente vulnerabili ai meccanismi di dipendenza, poiché il loro cervello è ancora in fase di sviluppo: rispetto agli adulti, presentano una minore capacità di autoregolazione e una maggiore impulsività.

Questo uso precoce e intensivo degli smartphone rischia quindi di trasformarsi in una vera emergenza di salute pubblica, che richiede un intervento più deciso da parte delle istituzioni.

Secondo l’Aupi, la risposta deve tradursi in politiche concrete capaci di accompagnare famiglie e ragazzi.

Il ruolo della scuola

Un primo ambito fondamentale è quello educativo. È necessario introdurre programmi strutturati di educazione digitale nelle scuole, che insegnino ai giovani a utilizzare le piattaforme in modo critico e responsabile.

Cinzia Bressi sottolinea l’importanza di un approccio coordinato tra scuola e famiglia: il semplice divieto non è sufficiente. Occorre invece sviluppare competenze emotive e digitali che rendano gli studenti autonomi nella gestione dello smartphone.

In questo contesto, l’educazione tra pari si è dimostrata particolarmente efficace. Promuovere una cultura scolastica basata su relazioni autentiche, dialogo e sostegno reciproco contribuisce non solo a ridurre l’abuso di tecnologia, ma anche a rafforzare il benessere psicologico complessivo.

Il ruolo della famiglia

Le iniziative scolastiche devono essere accompagnate da un coinvolgimento attivo delle famiglie. Gli esperti evidenziano che una comunicazione aperta e la partecipazione dei figli nella definizione delle regole favoriscono l’adesione e riducono i conflitti.

In ambito domestico è utile: stabilire regole chiare e condivise sull’uso dei dispositivi; definire limiti di tempo e momenti senza schermi (ad esempio durante i pasti o prima di dormire); creare spazi “screen-free”, come la camera da letto; dare il buon esempio con un uso equilibrato della tecnologia; promuovere attività alternative (sportive, sociali, creative); privilegiare il dialogo e il rinforzo positivo rispetto alle punizioni.

La missione

È inoltre necessario promuovere campagne nazionali di informazione rivolte ai genitori, soprattutto sull’uso dei dispositivi nei primi anni di vita, fase cruciale per lo sviluppo cognitivo ed emotivo.

Come ha dichiarato la vicesegretaria dell’Aupi, Alessandra Medda, nel corso del convegno “Equilibri mentali nell’era del troppo” alla Camera: «Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di riconoscere che l’esposizione costante a notifiche e flussi informativi continui sta modificando lo sviluppo di attenzione, relazioni ed emozioni. Servono interventi pubblici chiari e strutturati».

Un altro elemento centrale riguarda le piattaforme digitali. L’associazione propone l’introduzione di sistemi affidabili di verifica dell’età per l’accesso ai social network e una maggiore attenzione nella progettazione degli algoritmi, affinché non incentivino comportamenti compulsivi.

Infine, si suggerisce di potenziare e coordinare l’Osservatorio Nazionale Internet e Minori, così da creare un unico ente capace di monitorare il fenomeno e orientare le politiche pubbliche sulla base di evidenze scientifiche.