Oltre il monitor: i pericoli nascosti dell’uso eccessivo.
Dopo le prime raccomandazioni pubblicate nel 2018 e nel 2019, la Società Italiana di Pediatria (SIP) ha condotto una nuova revisione sistematica della letteratura internazionale, analizzando oltre 6.800 studi, di cui 78 inclusi nell’analisi finale. Questo aggiornamento si è reso necessario soprattutto alla luce dei cambiamenti post COVID-19, che ha determinato un aumento significativo del tempo trascorso dai minori davanti agli schermi.
Durante il periodo pandemico, infatti, l’esposizione quotidiana a dispositivi digitali come smartphone, tablet, videogiochi e social media è cresciuta mediamente di 4–6 ore al giorno, raddoppiando rispetto ai livelli precedenti. Questo incremento ha avuto conseguenze rilevanti su diversi aspetti della salute dei giovani, rendendo urgente un’azione educativa concreta.
I dati raccolti mostrano che l’eccesso di schermi influisce negativamente sullo sviluppo fisico, cognitivo, mentale e relazionale. Nei bambini sotto i 13 anni, l’uso prolungato è associato a ritardi del linguaggio, difficoltà di attenzione e peggioramento della qualità del sonno. Nei più piccoli, già un aumento di 30 minuti al giorno può raddoppiare il rischio di ritardi linguistici, mentre nei bambini tra i 3 e i 5 anni ogni ora aggiuntiva di esposizione riduce il sonno di circa 15 minuti. Inoltre, oltre i 50 minuti quotidiani si osserva un aumento del rischio di ipertensione pediatrica e sovrappeso già in età prescolare.
Negli adolescenti, le conseguenze si estendono alla sfera psicologica e sociale. Si registrano livelli crescenti di ansia, isolamento, dipendenza dai social media e perdita di autostima. In particolare, il fenomeno della FOMO (Fear of Missing Out), ovvero la paura di essere esclusi da esperienze vissute da altri, colpisce soprattutto le ragazze ed è amplificato dall’uso dei social. Studi affini dimostrano che i giovani con maggiore esposizione agli schermi presentano, nel tempo, una probabilità più elevata di sviluppare ansia, stress e depressione.
Sebbene non sia sempre possibile stabilire un rapporto di causa-effetto diretto, l’associazione tra uso intensivo dei dispositivi digitali e peggioramento del benessere psicologico è confermata da numerose ricerche. A questo si aggiunge un dato significativo: le richieste di assistenza in ambito neuropsichiatrico infantile sono aumentate in modo drastico negli ultimi anni.
Stefano Vicari, responsabile dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, evidenzia il dato particolarmente significativo: «Le richieste di aiuto in psichiatria per i giovani in età evolutiva sono aumentate drasticamente con la diffusione capillare degli strumenti digitali, avvenuta circa 15 anni fa. Nel periodo 2010-2013 accoglievamo circa 230 pazienti l’anno; oggi superano i 1.600».
Anche i dati europei confermano la gravità del fenomeno: una quota rilevante di giovani convive con disturbi mentali, in particolare durante l’adolescenza, con ansia e depressione tra le condizioni più diffuse.
L’impatto negativo non riguarda solo la salute mentale, ma anche quella fisica. L’uso eccessivo dei dispositivi favorisce la sedentarietà e aumenta il rischio di sovrappeso e obesità: negli adolescenti, superare le due ore giornaliere di esposizione è associato a un incremento del rischio fino al 67%. Inoltre, l’uso serale degli schermi compromette il sonno, con una larga percentuale di ragazzi che dorme con il cellulare in camera.
Si osservano anche effetti sul piano neurologico e comportamentale, come forme di dipendenza digitale con meccanismi simili a quelli delle dipendenze da sostanze. A ciò si aggiungono problemi visivi, come affaticamento oculare e miopia precoce, e rischi legati all’ambiente online: aumento del cyberbullismo, esposizione a contenuti violenti o sessuali e diffusione precoce della pornografia, con possibili conseguenze sull’aggressività e sui comportamenti a rischio.

